domenica 18 maggio 2008

Lina Wertmuller e il biscotto nella monnezza

Qualche giorno fa ho letto su uno di quei giornali in distribuzione gratuita una lunga intervista all’attrice Alba Rohrwacher (nella foto), che non conosco personalmente ma mi è simpatica perché (a) è un’italiana con un cognome straniero (b) nell’intervista ha detto cose molto condivisibili a proposito della televisione.

“Non posseggo quell’elettrodomestico in casa mia. Anche se penso che la televisione deve essere fatta, e fatta bene: arriva a tutti, quindi non può essere snobbata. Se chi è in grado di raccontare storie intelligenti disprezza il mezzo a priori, sul piccolo schermo resta solo spazzatura.”

Dopo un paio di giorni, in televisione mi spunta Lina Wertmuller a parlare di spazzatura. O meglio, del suo documentario Munnezza e bellezza che è poi andato in onda domenica scorsa. Lo promuoveva al TG1 della sera, condotto da Maria Luisa Busi (ho visto l’intervista per una pura fatalità, perché neanch’io “posseggo quell’elettrodomestico in casa mia”).

E a un certo punto la Busi ha detto una cosa enorme, che mi ha fatto accapponare la pelle, e che non mi pare sia stata particolarmente rilevata, nemmeno nel mondo dei blogger. La Wertmuller stava esprimendo il proprio scontento per il fatto che i media italiani hanno inzuppato abbondantemente il biscotto nella vicenda della spazzatura napoletana. “Questi problemi” diceva “in passato si sono verificati anche a Londra e in altre città straniere, ma noi non l’abbiamo saputo. Invece voi giornalisti italiani non avete parlato d’altro, la notizia è rimbalzata in tutto il mondo e il risultato è che l’immagine di Napoli, e dell’Italia, è ancora peggiore di prima.”

Risposta difensiva di Maria Luisa Busi: “Lei ha anche ragione, ma eravamo in campagna elettorale.”

Secondo voi, cosa intendeva?

Credo che si possano fare un paio di ipotesi: (a) in campagna elettorale i giornalisti italiani sono completamente pilotati dai politici e manipolano l’informazione a vantaggio dell’una o dell’altra parte; (b) in campagna elettorale non si può parlare di politica quindi i giornalisti italiani non sanno a che cavolo attaccarsi, e in mancanza di meglio si attaccano alla monnezza.

Io non credo, non voglio, non posso pensare che l’ipotesi giusta sia la “a” e che costei, presa dal tentativo di difendersi, abbia inconsapevolmente denunciato una consuetudine gravissima. Preferisco pensare che l’ipotesi giusta sia la “b”: è meno doloroso. Però c’è un però. Non è vero che i media hanno inzuppato il biscotto nella monnezza solo in campagna elettorale. Io tra Natale e Capodanno mi sono fatta un gran regalo: sono andata in Guadalupa, Antille Francesi. E mi è capitato un paio di volte di sentirmi additare sogghignando e scuotendo la testa da gente che sapeva che sono italiana. Gente del posto, che magari non legge i giornali ma la televisione la guarda come un oracolo. Allora ho chiesto spiegazioni, e mi hanno detto che i notiziari guadalupegni parlavano diffusamente della monnezza di Napoli. Della sua bellezza, no.

(Immagine scattata il giorno di Natale sulla spiaggia di Gosier, Guadalupa).

venerdì 9 maggio 2008

Un rapporto molto speciale tra fratello e sorella

Da bambini, Wolfgang e Maria Anna “Nannerl” Mozart erano un duo affiatato di enfants prodiges e condivisero esperienze esaltanti, come le esibizioni musicali per i re d’Europa, e drammatiche come la malattia, che portò entrambi a un passo dalla morte. Nel 1765, all’Aja, Nannerl si ammalò prima di catarro bronchiale e poi di tifo, e le sue condizioni divennero in breve tempo così gravi che le fu somministrata l’estrema unzione; quando miracolosamente guarì, il padre, Leopold Mozart, fece ordinare sei messe in ringraziamento. Tempo dopo anche Wolfgang si riprese da una grave malattia, ma nel suo caso le messe furono… nove. In questa disparità di trattamento si può forse riscontrare il germe dei contrasti che fratello e sorella ebbero in seguito.

Durante l’infanzia e la giovinezza, però, il loro legame era profondo. Dall’epistolario trapela una sensazione di affetto e genuino interesse per le condizioni, i pensieri, lo stato d’animo dell’altro; perlomeno dalle lettere di lui, poiché quelle di lei, purtroppo, sono andate perse in gran parte – così come il suo diario ci è giunto mutilato.

Wolfgang rivolgeva volentieri alla sorella espressioni affettuose e burlesche, come in questa lettera da Milano del 17 febbraio 1770, nella quale la chiama “Mariandel” (un altro vezzeggiativo per Maria Anna)...

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Per informazioni sul ritratto di Mozart bambino, puoi fare clic qui.

giovedì 24 aprile 2008

Ho fatto anche questo



(Per chi qua sopra non dovesse vedere un bel niente, ecco il link al video su Youtube).

Il titolo del post è una citazione dall'album Opera buffa di Francesco Guccini. Ricordo piuttosto bene il brano in questione, un parlato che introduceva con molta autoironia la canzone Il bello: “Ho avuto anch’io un periodo da bello di balera; cioè, non ero molto bello, in realtà. Ma ricordo con agghiacciante terrore che andavo in giro con una giacca rossa, occhiale nero e una cravatta coi titoli dei giornali in cima… ebbene sì, ho fatto anche questo. Ho fatto anche questo.”

E’ spuntato su Internet il video che potete vedere sopra, e che ritrae una mia garrula performance nel programma televisivo quotidiano in diretta Pandora, che condussi per un'annata un paio di lustri fa. Il programma andava in onda sulla rete romana Teleregione. Nel video non ho la cravatta coi titoli dei giornali in cima, ma un taglio e un colore di capelli che mi fanno sembrare mia nonna, pace all’anima sua. L’argomento che si dibatte è l’inaugurazione a Roma del ristorante Planet Hollywood (che poi è fallito) e i due gran bei pezzi di ragazzoni che compaiono accanto a me sono Emanuele Carioti (il giornalista) e Marco Senise (il conduttore).

Sappiatelo: non c’è salvezza. Nella civiltà delle immagini, dei video e della rete, le testimonianze del vostro passato continueranno per sempre ad inseguirvi.

Grazie ad Emanuele Carioti per avermi cercata tramite Myspace e per aver messo il video sul web!

venerdì 18 aprile 2008

Un genio musicale in un corpo di donna

La sorella di Mozart era geniale quanto lui?

Nessuno darà mai una risposta definitiva a questa domanda. I biografi di Mozart che nominano Nannerl, sua sorella, danno generalmente per scontato che fosse piuttosto brava a suonare, ma che non fosse assolutamente in grado di comporre. Io mi chiedo come si possa pretendere di valutare un’attitudine che non ha avuto la possibilità di esprimersi: come un seme che non trova un terreno sul quale attecchire, non diverrà mai una pianta.

Sul talento musicale di Nannerl Mozart abbiamo poche certezze, ma significative. Sappiamo che era considerata una virtuosa della tastiera; da bambina, si esibiva in coppia con Wolfgang nelle tournées internazionali organizzate da Leopold Mozart, il padre, e inizialmente, negli annunci dei concerti e negli articoli dei giornali, era lei ad essere nominata – e lodata – per prima. Così scrisse il giornale Augsburger Intelligenz-Zettel il 19 maggio 1763:

"Immaginate una fanciulla di undici anni che interpreti al clavicembalo le sonate e i concerti più difficili dei più grandi Maestri, con la massima chiarezza, con indicibile leggerezza e abilità e un grande gusto. Ciò destò in molti grande meraviglia..."

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mercoledì 2 aprile 2008

L'ultimo dei Mozart

Questo romanzo è uscito nel 2006, ma può essere ancora interessante per gli amanti del Maestro ai quali sia sfuggito. Peraltro su IBS e BOL è in vendita col 50% di sconto.

L’ultimo dei Mozart di Jacques Tournier si occupa di Franz Xaver Wolfgang Mozart, l’ultimo dei sei figli che il Maestro ebbe da Constanze Weber, la moglie, e l’unico che arrivò all’età adulta, insieme al fratello Carl. Franz Xaver nacque solo cinque mesi prima della morte di suo padre, fu a sua volta un musicista e visse quasi completamente nella sua ombra.

Il protagonista del romanzo è un uomo schiacciato da una figura paterna mitica della quale non conosce niente, tranne la musica inarrivabile. L’immagine di Mozart lo tormenta e gli impedisce di costruirsi una personalità autonoma; in un’occasione pubblica, qualcuno arriva a definirlo “l’opera vivente di suo padre”, come se non fosse un essere umano, ma un brano di musica! Franz Xaver non sembra neppure consapevole di quanto le circostanze abbiano giocato a favore della carriera artistica di suo padre, e a sfavore della propria; sembra solo sentirsi in colpa per non essere alla sua altezza. Eppure Wolfgang Amadeus aveva un padre, Leopold Mozart, che era un impresario eccellente e ha letteralmente creato la carriera di suo figlio; il padre di Franz Xaver, invece, è stato solo un assente ingombrantissimo.

Incitato da Josepha, la donna che ama (e che non può avere, poiché è sposata con un altro e ha una figlia), il protagonista intraprende una tournée artistica che è soprattutto un viaggio di crescita. Nell’intento di far pace con la figura paterna, cerca in primo luogo di recuperarne la memoria affettiva: per questo incontra subito il fratello maggiore, Carl. E poi vedrà la zia Aloysia, la cugina Maria Anna Thekla e, naturalmente, Nannerl.

La zia paterna, sorella di Wolfgang Amadeus Mozart, è il personaggio più interessante dell’intera opera: balza fuori dalle pagine nella coscienza del proprio valore inespresso, nelle acute osservazioni sulla personalità del fratello defunto, nei suoi malumori e nella sua cauta benevolenza. E’ peraltro una sua battuta a dare il titolo al romanzo: “Sarai l’ultimo dei Mozart”.

Franz Xaver, però, non riesce a stabilire con lei un vero rapporto. La madre, Constanze, lo usa come pedina per ottenere da Nannerl quel che vuole (lettere di Mozart, documenti, anche il posto nella tomba di famiglia) e Nannerl lo capisce subito, e inizia a guardarlo con sospetto. Alla fine l’uomo non ce la fa più e si allontana da quelle lotte indecenti per accaparrarsi una fetta più grande della memoria di suo padre – poiché Mozart rappresenta già un affare. Ognuno dei personaggi che ha incontrato, al di là degli interessi privati, aveva una propria personalissima versione della stessa storia, e nel narrarla ha cercato di difendere, più che la memoria di Mozart, se stesso. Eppure, è proprio questa serie di incontri a consentire al protagonista di placare, finalmente, il proprio conflitto interiore.

mercoledì 19 marzo 2008

Stranezze mozartiane n. 3

Credo che l'immagine si commenti da sé... è stata scattata a Vienna, probabilmente nel corso delle celebrazioni mozartiane del 2006, l'autore si chiama Denkrahm ed è olandese.

Buona Pasqua a tutti!

giovedì 13 marzo 2008

Due volte cent'anni (forse)

Alla fine della scorsa settimana si sono celebrati due centenari molto diversi: quello del rogo in una fabbrica di New York che provocò la morte di oltre 100 operaie (8 marzo 1908), e quello della nascita di Anna Magnani (7 marzo 1908).

Il primo dei due, però, è molto probabilmente un errore giornalistico tutto italiano. Infatti, non è accertato che la Giornata Internazionale della Donna prenda origine da quel terribile evento, sul quale non esistono notizie certe; un grave incidente industriale a New York, l'incendio della fabbrica Triangle, ebbe luogo in realtà il 25 marzo di 3 anni dopo, e i morti (148) non erano tutte donne. Questo è un sito americano, molto bello, dedicato alla tragedia.

Comunque sia, l'8 marzo resta una data di fondamentale importanza, ed io sono lieta di essere riuscita a trascinarmi fino al corteo che si è svolto a Roma nel pomeriggio, nonostante fossi in pieno attacco di gastrite (ah!). E' stato davvero bello veder sfilare pacificamente migliaia di persone, donne, uomini, ragazze, anche bambine, che venivano da tutta Italia. Non mi sembra peraltro che i media abbiano dato all'evento la risonanza che meritava.

Riguardo ad Anna Magnani, o Nannarella, ho scoperto di recente un blog dedicato a lei. Gli autori hanno creato anche un bellissimo montaggio delle più famose sequenze cinematografiche che l'hanno vista protagonista, di canzoni e di immagini fotografiche: eccolo a voi. (Questo è il link diretto alla pagina di YouTube).

sabato 1 marzo 2008

Scrivere come una donna: Una stanza tutta per sé

Un commento di Guccia al post Stranezze mozartiane n. 2 mi ha riacceso il desiderio di parlare del breve, fondamentale saggio di Virginia Woolf dal titolo Una stanza tutta per sé. Ne esistono in commercio varie edizioni; quella di Newton & Compton è la più economica (4 euro).

Virginia Woolf lo scrisse tra il 1928 e il 1929, rielaborando due conferenze che aveva tenuto per le studentesse di Cambridge, sul tema del rapporto tra la donna e l’opera di finzione. Ecco, in sintesi, una delle argomentazioni più salienti: quella relativa all’immaginaria sorella di Shakespeare.

La Woolf era convinta che tra la creazione artistica e il vissuto quotidiano dell’artista vi fosse una stretta relazione. L’elaborazione creativa si nutre di sentimenti più di quanto non se ne nutra l’elaborazione logico-matematica, quindi uno scienziato può lavorare e ottenere risultati praticamente in qualunque condizione psicologica; invece l’opera d’arte è fissata “come una ragnatela” a quel che il suo autore fa – a che ora si sveglia, quali sono le sue incombenze, quali i suoi problemi – e a come si sente mentre lo fa.

Su questa base, la grande scrittrice si domanda come mai nella storia vi siano state meno artiste che artisti, e in particolare meno scrittrici che scrittori. Prende a modello il poeta e drammaturgo per antonomasia, William Shakespeare, e analizza il contesto familiare, sociale e culturale nel quale si sarebbe ritrovata a vivere una sua immaginaria sorella, che decide di chiamare Judith, nata con lo stesso talento e ardente della stessa passione.

Ebbene, nell’Inghilterra della seconda metà del Cinquecento le donne non ricevevano alcuna istruzione e di rado sapevano leggere e scrivere. Erano proprietà del marito e per legge non potevano possedere denaro né guadagnarlo. Passavano la vita a fare figli e spesso morivano di parto o di infezioni successive. Di certo non potevano vivere una vita libera a Londra, come fece Shakespeare quando abbandonò Stratford-upon-Avon – e anche la moglie, senza per questo essere marchiato come traditore o adultero. Per non parlare del fatto che alle donne non era consentito recitare in teatro: è evidente che a questa immaginaria sorella sarebbe stato impossibile esprimersi. La Woolf si figura che la frustrazione di Judith avrebbe raggiunto livelli tali da spingerla al suicidio.

All’epoca della Woolf (e stiamo parlando di meno di un secolo fa) era in atto una discussione molto ponderosa sull’argomento. C’era chi sosteneva che le donne erano intellettualmente inferiori agli uomini, per natura; chi aveva dichiarato pubblicamente che per una donna non sarebbe mai stato possibile concepire un’opera di genio come quelle di William Shakespeare. E alcuni anni fa, proprio leggendo questa sua appassionata, magistrale, imperdibile e ancora attuale confutazione, mi nacque il desiderio di parlare della sorella di Mozart... ma questa è tutta un’altra storia.

sabato 23 febbraio 2008

Stranezze mozartiane n. 2

La stranezza di questa immagine è nella, diciamo, sostanza costitutiva del fanciullo sulla destra: è di cera. Me l'ha mandata Ambra da Milano, che l'ha scattata nel corso di un bel viaggio a Salisburgo. Vicino alla casa natale di Mozart, racconta Ambra, c'è un negozio dove vendono souvenir mozartiani e salisburghesi, all'interno del quale era stata allestita una mostra con personaggi in cera e scene settecentesche; il tutto, naturalmente, accompagnato dalla sublime musica di Mozart.
Grazie, Ambra!

E a proposito di luoghi mozartiani, guardate questo brevissimo video girato nella casa natale di Mozart (senz'altro fraudolentemente): vi era stata allestita una mostra nella quale un personaggio vestito in abiti settecenteschi sparava a un cagnolino, che stava in piedi su un clavicembalo. Gli autori del video si chiedono cosa diamine volesse dire.



La spiegazione credo sia nel gioco del fucile, del tutto innocuo, che si faceva a Salisburgo nei salotti all'epoca di Mozart (ne La sorella di Mozart se ne parla a pag. 140). Si sparavano proiettili piumati, mirando a figurine dipinte a colori accesi su tavole di legno. Non sono rimaste tavole originali dell'epoca, ma alcune sono state ricreate sulla base delle minuziose descrizioni che lo stesso Mozart ne fa in alcune lettere. E guardate un po' quale scena è dipinta su una di queste tavole, dove si vede chiaramente il segno del bersaglio: Nannerl, la sorella, seduta al cembalo con Pimperl, il fox terrier a pelo ruvido di famiglia, ritto sulle zampe posteriori.


Aggiornamento del 27/2/2008. Chi fosse interessato a curiosare virtualmente tra i luoghi mozartiani può dare un'occhiata a questa pagina sul mio sito.

sabato 16 febbraio 2008

Pillola del giorno dopo e pillola abortiva

Di mestiere diciamo ordinario io scrivo sceneggiature per la televisione, e a proposito dell’aborto, tema tanto discusso in questi giorni, vorrei condividere con voi due piccole esperienze del “dietro le quinte”. Ma prima vi invito, se avete un blog e anche se non lo avete, a fare clic sull’immagine qui sotto e dare un’occhiata alla campagna relativa; a completamento del discorso potete anche leggere questo bellissimo post.

Rianimate

“Dietro le quinte” n. 1: ABORTO E CONTRACCEZIONE. Vi sarà capitato diverse volte di seguire, nella fiction italiana (supposto che la guardiate), storie di adolescenti sconsiderate che restano incinte e si trovano di fronte al dilemma: lo tengo oppure no? La storia si svolge sempre nel seguente modo: la ragazza incinta parla con un prete, o con una persona più anziana e più saggia, oppure con una donna sui quaranta che sta tentando disperatamente di far figli e non ci riesce, oppure vede l’ecografia e si commuove, e insomma alla fine capisce che non può commettere l’orrenda mostruosità e tra mille uccellini che le cinguettano in testa tiene il bambino.

Questo, sappiate, non accade perché gli sceneggiatori italiani hanno poca fantasia o sono tutti antiabortisti. Questo accade perché queste sono le uniche storie che le reti televisive italiane ti fanno raccontare. Se uno fa una proposta diversa, viene gentilmente convinto che non è una proposta fattibile; siamo giunti al fatto che nessuno fa più proposte diverse, perché tanto sa che saranno rifiutate. Nei dialoghi non si può nemmeno usare il termine “preservativo”; se lo usi, qualcuno inevitabilmente te lo cancellerà. Ecco uno dei tanti sistemi attraverso i quali in questo Paese, da alcuni anni a questa parte, si tenta di ripristinare la cultura del “non lo fo per piacer mio ma per dare un figlio a Dio”.

“Dietro le quinte” n. 2: PILLOLA DEL GIORNO DOPO E PILLOLA ABORTIVA. La scrittura televisiva è nella maggioranza dei casi collegiale: si lavora in gruppo. Di conseguenza ci si ritrova spesso a discutere le storie con altri, a fare “brainstorming”. E in più di un’occasione io mi sono resa conto della confusione che c’era, nelle menti dei miei colleghi, tra le due pillole (contraccettiva la prima, abortiva la seconda). Questo perché il dilemma dell’adolescente incinta prima o poi tocca raccontarlo, e allora viene fuori il discorso di come il personaggio intenderebbe procedere all’aborto (al quale poi non procede mai).

Una volta ho capito che un paio di miei colleghi (maschi) pensavano che le due pillole fossero la stessa cosa, e quando ho tentato di spiegare la differenza mi hanno guardata con grande imbarazzo e hanno sviato il discorso: di queste cose, anche tra gente sveglia, non si riesce a parlare. Un’altra volta ho fatto giusto in tempo a dire che al momento la pillola abortiva esiste in via sperimentale nell’ospedale di Pontedera, ed uno mi ha detto con aria estremamente spiritosa: “Dove tu vai a prenderla una settimana sì e una no, vero?!”

Forse è meglio uscire dal piccolo schermo, ampliare il discorso e tentare di fare un po’ di chiarezza.

LA PILLOLA DEL GIORNO DOPO non ha niente a che fare con l’aborto: è un contraccettivo di emergenza. La si prende a poca distanza dal rapporto a rischio, quando l’eventuale impianto dell’ovulo non può essere avvenuto e di gravidanza non si può parlare. La si prende se si è rotto il preservativo, o se disgraziatamente si è subita una violenza. Non si può andare in farmacia e comprarsela come si comprerebbe l’aspirina. Deve essere prescritta da un medico (di famiglia, del consultorio, del pronto soccorso, ginecologo, AIED) e la ricetta non è ripetibile. Il medico deve valutare attentamente se potrebbe essere in corso un’ovulazione e quindi la gravidanza indesiderata si potrebbe instaurare, e in tal caso la prescrive.

LA PILLOLA ABORTIVA, o RU-486, o Mifepristone, è un’alternativa all’aborto chirurgico ed è in uso in tutti i Paesi dell’Unione Europea tranne Irlanda, Portogallo e, neanche a dirlo, Italia. Tra poco dovrebbe arrivare diffusamente anche da noi e tutto questo tafferuglio è probabilmente un tentativo di impedirlo. La donna che prende questa pillola sta male di brutto, più o meno quanto sta male la donna che abortisce chirurgicamente. Il vantaggio è che la gravidanza si può interrompere molto presto, mentre con l’aborto chirurgico si deve aspettare che l’embrione si sviluppi un pochino, altrimenti l’intervento non riesce e, reggetevi forte, va ripetuto. Inoltre evitare di andare sotto i ferri non è un vantaggio da poco. I medici devono fare indagini accurate prima di decidere se somministrare questo farmaco e devono soprattutto escludere che la gravidanza sia extrauterina. Conosco una donna che proprio in questo modo ha saputo, molto precocemente, di avere una gravidanza extrauterina, che è una cosa pericolosissima, e così ha avuto salva la vita. Quindi, Dio benedica la RU-486.

Altri link:
Aggiornamento del 21/02/08. Di recente, a Pisa, si è svolta una tavola rotonda sulla RU-486. Qui potete trovare una presentazione dell'evento, i comunicati stampa e soprattutto gli interventi dei relatori, da scaricare in pdf.

Inoltre, chi fosse interessato più in generale al tema della laicità può prendere in considerazione l'idea di associarsi alla UAAR, Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti.