giovedì 6 aprile 2006

La lettera di Claudio Abbado

Claudio Abbado
Sul blog di Beppe Grillo, il 2 Aprile scorso, è stata pubblicata una lettera aperta di Claudio Abbado dal titolo La musica del silenzio. Gli oltre 1000 commenti (come capita spesso, ahinoi) sono illeggibili: quasi tutti parlano d'altro, molti sono ripetuti due e più volte, alcuni raccontano fatti personali assolutamente fuori tema. Una giungla inestricabile.

Mi sembra, però, che la lettera del Maestro meriti di esser letta da chi abbia a cuore la musica, e le iniziative di promozione e divulgazione della medesima che esistono, o magari possono ancora essere inventate.

Potete trovarla qui.

4 commenti:

  1. Forse ho le traveggole. Non si parla quasi di musica. La maggior parte della lettera è un delirio sulle fonti energetiche. Una sola contestazione che valga per tutto il resto. Il Maestro dice che l'idrogeno è una fonte di energia ad inquinamento zero. E' una sciocchezza: se è vero che l'idrogeno bruciando produce vapor d'acqua è anche vero che l'idrogeno deve essere prodotto, non trovandosi in natura allo stato libero. E a mia conoscenza non esistono metodi di produzione dell'idrogeno ad inquinamento zero.

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  2. Non credo tu abbia le traveggole… io mi riferivo alla prima parte della lettera di Claudio Abbado. Anche in mezzo a quel gran caos che hanno combinato i frequentatori del blog di Grillo si riesce a spuntare qualche voce che dice: il signor Abbado è un meraviglioso musicista, ma lasciasse perdere le fonti energetiche, per cortesia. Io non entro nel merito perché sicuramente capisco meno di Abbado non solo di musica, ma anche di idrogeno. Se però qualcuno vuole proseguire la discussione, liberissimo di farlo e felicissima io di ospitarlo…

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  3. "Che c'entra la musica con l'idrogeno?" La domanda suona più che lecita, trattandosi di argomenti apparentemente così distanti. La risposta però è immediata perchè Abbado, nell'arco della sua lunga carriera di artista, non ha mai voluto disgiungere la musica dall'impegno sociale.

    Credo che questo, a prescindere da ogni ideologia politica, abbia il vivo merito di mostrare che la musica non sia un'esperienza lontana dalla vita, la classica torre d'avorio destinata al raduno di pochi spiriti eletti. Ecco perchè Abbado, dei giovani musicisti del sistema Abreu, pone in risalto prima di tutto la "gioia di far musica insieme" e la " chiara prospettiva sociale" della loro attività.

    In controluce si intravede, ovviamente, la situazione italiana, dove è poco radicata la consuetudine di trovarsi per suonare o cantare insieme (quanto è difficile, soprattutto per chi abita nei piccoli centri di provincia!) e ancor meno radicata l'idea che far musica significhi dare qualcosa di bello e importante a TUTTI.

    Quanto all'idrogeno e alle altre fonti di energia alternativa... aspetto anch'io lumi a riguardo !

    Un saluto a tutti, e un abbraccio affettuoso a Rita.

    A presto,
    Elena

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  4. Carissima Elena, è proprio vero che in Italia la consuetudine di far musica insieme è poco diffusa. Esperienze come le scuole medie ad indirizzo musicale sono rare, e pochi sono coloro che hanno la fortuna di goderne. Cori? Piccole orchestre? Episodi. C'è solo da sperare che in futuro le cose cambino; che chi gestisce la politica culturale sappia valutare il nutrimento dello spirito quanto il nutrimento del corpo: non sono entrambi necessari alla vita?

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