venerdì 2 novembre 2007

L’intervista che mi ha fatto la scrittrice Michelle Moran

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Michelle Moran è una scrittrice americana, autrice del bestseller Nefertiti: A Novel che è stato tradotto in una quindicina di lingue, tra le quali il ceco, il polacco e il cinese. Ha uno splendido sito e un blog, History Buff, dedicato agli appassionati di storia. Offre anche uno spazio agli altri autori di "historical fiction", cioè di romanzi storici, che intervista sui loro lavori; e io ho avuto l'onore e il piacere di ottenere uno di questi spazi, in occasione dell'uscita del mio romanzo negli USA. Qui di seguito l'intervista che Michelle mi ha fatto, in italiano; chi fosse interessato a leggere la versione inglese può fare clic qui.

L'edizione americana de
La sorella di Mozart
1. Nel tuo romanzo d'esordio Mozart's Sister (La sorella di Mozart), la protagonista, Maria Anna "Nannerl" Mozart, deve rinunciare ad un ruolo musicale di primo piano a favore del geniale fratello. Perché hai voluto raccontare la sua storia?

Appena venni a sapere che Mozart aveva una sorella, che da bambina era un piccolo prodigio della musica, rimasi molto colpita. Credo che a parlarmi di lei, la prima volta, sia stata mia sorella; entrambe studiavamo musica, e a lei non era sfuggito il nome di Nannerl nelle biografie del Maestro. Ad affascinarmi, e insieme a farmi soffrire, fu l’idea che in una famiglia fossero nati due bambini, un maschio e una femmina, entrambi molto dotati per la musica, e che solo il maschio fosse riuscito ad esprimere il proprio talento: la femmina non ne ebbe la possibilità.

In seguito mi ritrovai a occuparmi della “sorella di Shakespeare” di Virginia Woolf, ed ebbi una specie di illuminazione. Stavo lavorando ad un articolo per una rivista, e nel preparare un excursus storico ripresi il saggio Una stanza tutta per sé, che avevo letto tempo prima. La Woolf vi traccia la biografia di un’immaginaria sorella poetessa di William Shakespeare, per dimostrare che se Shakespeare fosse nato donna non solo non avrebbe conosciuto il successo, ma avrebbe anche fatto una brutta fine.

E allora d'improvviso mi balenò davanti agli occhi la figura di Nannerl: la sorella di Shakespeare non è mai esistita, ma la sorella di Mozart sì! E pensai che dovevo assolutamente raccontare questa storia.

2. Quanto c'è di storicamente accertato, nel tuo romanzo?

I personaggi principali sono tutti esistiti, tranne un personaggio femminile, che è di fantasia. Per il resto ho aggiustato alcune date, ideato molti episodi, ma nella sostanza mi sono attenuta ai fatti documentati. La parte d'invenzione riguarda soprattutto la psicologia dei personaggi, il loro modo di agire e le ragioni per le quali agiscono in quel modo.

Ad esempio, nel romanzo ho creato un’alleanza tra Wolfgang e suo padre, Leopold Mozart, che diventa sempre più stretta col passare degli anni; quando Wolfgang lascia Salisburgo e va a vivere a Vienna, lo fa col pieno accordo di Leopold, che anzi organizza viaggio e trasferimento. Nella realtà, questo episodio si è svolto in modo diverso: Mozart è rimasto a Vienna contro il volere di suo padre, dal quale probabilmente non vedeva l’ora di staccarsi. A me però serviva creare una dinamica coerente col tessuto emotivo del mio racconto, e creare anche una sorta di alleanza maschile contro la protagonista, che in quel momento è completamente schiacciata.

3. Raccontaci qualcosa di sorprendente sulle donne nell'Europa del XVIII secolo.

Devo dire che mi sono imbattuta in diverse donne musiciste, più di quante avrei immaginato; addirittura donne compositrici. E quando ho potuto, le ho fatte vivere nel romanzo: Mademoiselle Jeunehomme, la principessa Maria Antonia… Erano naturalmente casi piuttosto rari, e spesso non erano donne “normali”: se una principessa vuole comporre, nessuno si stupisce più di tanto, e soprattutto nessuno la schernisce, il che vuol dire molto.

Un aspetto che mi ha fatta sorridere è stato scoprire il linguaggio sboccato della madre di Mozart, Anna Maria. Lo stesso gusto dello scherzo osceno che ha reso tanto celebri alcune lettere del Maestro si ritrova nelle lettere della sua mamma; ce n’è addirittura una, indirizzata al marito, nella quale compone una specie di poesia in rima parlando di escrementi.

4. Una parte del tuo romanzo è narrata attraverso le lettere di Nannerl. Perché hai scelto questa soluzione?

Credo che sia stata la lettura degli epistolari di Mozart a spingermi, inconsapevolmente, in quella direzione. Inizialmente avevo scritto diverse lettere, ma non avevo avuto ancora l’idea di rendere la prima parte del romanzo una sorta di racconto della propria vita che Nannerl fa all’uomo che ama, attraverso la corrispondenza.

Quando la psicologia del mio personaggio si è fatta più chiara, ho capito che Nannerl è una donna con una profonda sensibilità nascosta da una spessa corazza, che è semplicemente una reazione al dolore che ha provato. La dimensione privata, emotiva delle lettere d’amore mi consente di esprimere questa sensibilità nascosta.

5. Come si sono svolte le tue ricerche, considerando che la passione di Nannerl per la musica svolge nel tuo romanzo un ruolo fondamentale?

Non appena decisi di lavorare alla storia di Nannerl, partii per Salisburgo. Volevo accedere alla biblioteca del Mozarteum e soprattutto visitare i luoghi nei quali i Mozart nacquero e vissero, nella speranza di assorbire le loro emozioni. È un pallino che ho sempre avuto, anche prima di diventare una scrittrice. Il mio amore per la storia non si nutre tanto dello studio dei fatti, delle dinastie e delle guerre, quanto dell’interesse per il mondo umano del passato; spesso, visitando luoghi antichi, mi metto a fantasticare su chi li abbia frequentati, indietro nel tempo.

Riguardo alla musica, non ho dovuto fare troppe ricerche perché ho avuto la fortuna di studiare il pianoforte fin da bambina; per un certo periodo, quand’ero un’attrice-cantante, la musica è stata per me una professione, ed è tuttora una parte fondamentale della mia vita, della quale non potrei fare a meno. Raccontare le sensazioni che Nannerl prova nel suonare, o nel non suonare, è significato essenzialmente attingere alle mie di un tempo, quando ero sul palco, e poi quando ho deciso di scenderne… probabilmente per sempre.

Video trailer de La sorella di Mozart

2 commenti:

  1. Ho letto la versione originale. Peccato non aver potuto commentare.
    Più passa il tempo e più mi convinco che la scelta di presentare una donna "schiacciata" dalla grandezza e dalla visibilità di una tale personalità è determinante proprio per consentirle di dare libera espressione della propria dimensione interiore, soprattutto per il tramite delle lettere. Non ha molta importanza che, nella realtà storica, ci fosse accordo o meno del fratello con il padre. Peraltro tale accordo probabilmente non c'era, altrimenti lo stesso epilogo del Don Giovanni sarebbe stato diverso.
    L'importante è aver potuto conoscere una persona nella sua dimensione più autentica, quella della sensibilità appunto, che tanto poco spazio poteva avere in quella epoca storica per il solo fatto di essere una donna.
    Saluti.

    eventounico

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  2. daniela biganzoli4 novembre 2007 09:11

    Condivido le emozioni suscitate dai grandi personaggi del passato. Scoprire le loro debolezze li rende più umani e quindi ce li fa amare ancora di più. Solitamente ,infatti, la vita dei geni è una continua lotta contro l'ipocrisia, l'ignoranza e la mediocrità della loro epoca;infatti interpretano la realtà liberamente,senza schemi a cui l'arte non può fare riferimento.

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