sabato 1 marzo 2008

Scrivere come una donna: “Una stanza tutta per sé” di Virginia Woolf

Puoi leggere questo articolo, insieme a molti altri variamente correlati ai miei romanzi, anche sul mio sito ufficiale.

Un commento di Guccia al post Stranezze mozartiane n. 2 mi ha riacceso il desiderio di parlare del breve, fondamentale saggio di Virginia Woolf dal titolo Una stanza tutta per sé. Ne esistono in commercio varie edizioni; quella di Newton & Compton è la più economica.

Virginia Woolf lo scrisse tra il 1928 e il 1929, rielaborando due conferenze che aveva tenuto per le studentesse universitarie di Cambridge, sul tema del rapporto tra donne e letteratura. Ecco, in sintesi, una delle argomentazioni più note: quella relativa all’immaginaria sorella di Shakespeare.

La Woolf era convinta che tra la creazione artistica e il vissuto quotidiano dell’artista vi fosse una stretta relazione. L’elaborazione creativa si nutre di sentimenti più di quanto non se ne nutra l’elaborazione logico-matematica, quindi uno scienziato può lavorare e ottenere risultati praticamente in qualunque condizione psicologica; invece l’opera d’arte è fissata “come una ragnatela” a quel che il suo autore fa – a che ora si sveglia, quali sono le sue incombenze, quali i suoi problemi – e a come si sente mentre lo fa.

Su questa base, la grande scrittrice si domanda come mai nella storia vi siano state meno artiste che artisti, e in particolare meno scrittrici che scrittori. Prende a modello il poeta e drammaturgo per antonomasia, William Shakespeare, e analizza il contesto familiare, sociale e culturale nel quale si sarebbe ritrovata a vivere una sua immaginaria sorella, che decide di chiamare Judith, nata con lo stesso talento e ardente della stessa passione.

Ebbene, nell’Inghilterra della seconda metà del Cinquecento le donne non ricevevano alcuna istruzione e di rado sapevano leggere e scrivere. Erano proprietà del marito e per legge non potevano possedere denaro né guadagnarlo. Passavano la vita a fare figli e spesso morivano di parto o di infezioni successive. Di certo non potevano vivere una vita libera a Londra, come fece Shakespeare quando abbandonò Stratford-upon-Avon – e anche la moglie, senza per questo essere marchiato come traditore o adultero. Per non parlare del fatto che alle donne non era consentito recitare in teatro: è evidente che a questa immaginaria sorella sarebbe stato impossibile esprimersi. La Woolf si figura che la frustrazione di Judith avrebbe raggiunto livelli tali da spingerla al suicidio.

All’epoca della Woolf (e stiamo parlando di meno di un secolo fa) era in atto una discussione molto ponderosa sull’argomento. C’era chi sosteneva che le donne, per natura, sono intellettualmente inferiori agli uomini; chi aveva dichiarato pubblicamente che per una donna non sarebbe mai stato possibile concepire un’opera di genio come quelle di William Shakespeare. E alcuni anni fa, proprio leggendo questa sua appassionata, magistrale, imperdibile e ancora attuale confutazione, mi nacque il desiderio di parlare della sorella di Mozart... ma questa è un’altra storia.

Una stanza tutta per sé si può ordinare su:

4 commenti:

  1. grandeeeeee! virginia woolf è il mio faro (!). il tuo post mi ha fatto pensare molto. penso che scriverò anch'io un post sulla wolf ma ci devo pensare su. intanto mi è venuta voglia di riprendere in mano le onde che è stato uno dei motivi che mi ha spinto verso il teatro e la scrittura. ma anche questa è un'altra storia. grazie...

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  2. Radclyffe Hall, amica della Woolf, ha fatto della sua vita una battaglia per le scelte individuali della donna ed è stata distrutta dalla società che per capriccio, per moda l'aveva presa a modello.
    Sono felice che un mio commento abbia fatto sì che tu pensassi di scrivere un post così bello e una segnalazione tanto preziosa. Ed è magico che il tuo libro sia nato così. Non è per niente un'alta storia, è la stessa storia che continua, grazie a te.
    Le donne sono molto sensibili (e votate al dolore, al sacrificio) credo che raggiungeranno vette altissime (ancora più di così).
    Dalle interviste che faccio con loro fuoriescono mondi vitali incredibili, quasi sempre soffocati.

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  3. Bello questo articolo,complimenti

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  4. @ no-flash: spero proprio che anche tu scriva presto un post sulla Woolf! Intanto, grazie.

    @ guccia: mi piace moltissimo la tua immagine della stessa storia che continua nel tempo. Ancora grazie.

    @ Ali: e grazie anche a te, va'...

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