giovedì 16 luglio 2009

Cinque domande a Bruno Contigiani

Chi va piano
di Bruno Contigiani, Rizzoli
Nel tardo pomeriggio di oggi, 16 luglio 2009, avrò il piacere di presentare Chi va piano, il nuovo libro di Bruno Contigiani (l’ideatore della Giornata Mondiale della Lentezza) a Roma, insieme a Lello Fabiani e Mario Conti. L’appuntamento è alle ore 18.30 presso la Libreria Arion Montecitorio - Piazza Montecitorio 59. Di seguito alcune dichiarazioni dell’autore, Bruno Contigiani, in esclusiva per non solo Mozart.

1. Il tuo primo successo, Vivere con lentezza (Orme, 2008) è un invito a prendersi i propri tempi, piuttosto che soccombere alla frenesia del quotidiano. In Chi va piano (Rizzoli) proponi di applicare questo principio alle relazioni d’amore. Perché hai desiderato scrivere questo libro?

Ci sono momenti nella vita in cui ci troviamo a un bivio: lì possiamo dare il nostro meglio, oppure il nostro peggio. E’ una scelta. Quando ci si lascia, ad esempio, si può scegliere di dilaniarsi, oppure di continuare a rispettare l’altro. Io racconto una storia, la mia, riflessa negli occhi delle donne. Non pretendo di insegnare niente: dico solo come ho fatto, come avrei potuto fare, o come sarebbe stato meglio non avessi fatto.

2. A pag. 22 leggiamo: “Donne e uomini sono diversi, ma nessuno è migliore o superiore”. In cosa credi consista questa differenza?

Questa differenza esiste, per anni non abbiamo avuto il coraggio di dirlo. Noi ometti fabbrichiamo risposte, spesso le donne ci chiedono solo ascolto. E’ importante saperlo.

3. Nel libro affermi che i padri separati “non sanno cucinare, non sanno fare la spesa, non sanno accudire, ma principalmente non sanno riempire il tempo che trascorrono con i figli.” Perché, secondo te, le cose starebbero in questo modo?

Potrei incolpare le mamme italiane, ma non sarebbe giusto. Noi uomini siamo molto abituati a indicare delle strade. I nostri figli ci guardano e controllano se quelle strade le percorriamo anche noi. Certe volte ci chiedono di fare dei tratti assieme: in quel momento dobbiamo ascoltare e cercare di capire che cosa ci vogliono dire. Senza continuare a fare domande, che magari ci fanno sentire migliori, ma le cui risposte non arriveranno mai, oppure arriveranno solo nel linguaggio cifrato che tanto ci fa soffrire. Come va? Bene – Dove vai? Esco – Ti piace? Non lo so.

4. Che senso ha per te la famiglia, e in che modo, oggi, ne vedi una possibile?

Gira e rigira la famiglia conta ancora tanto, solo che sta cambiando architettura. Resta un nucleo di affetti, di relazioni, di progetti in comune, di rispetto e di regole condivise. Dopodichè, allargata o ristretta, verticale od orizzontale, tradizionale o di genere, su queste basi può funzionare. Ci si può separare, ma il reciproco sostegno non dovrebbe mai mancare. Per allevare un figlio ci vuole un villaggio, come dice un vecchio proverbio africano. Inoltre la famiglia va vissuta in modo tridimensionale, nel rispetto di sé, degli altri, dell’ambiente e del mondo.

5. Nel libro parli anche dell’invidia che alcuni provano per la felicità degli altri… è una questione che senti particolarmente?

L’invidia, tra i cosiddetti vizi capitali, è forse quella che ha causato le maggiori sciagure all’umanità. Ne L’Uccello dipinto di Kosinsky si racconta che nei gruppi di nomadi bisognava stare molto attenti quando si scoppiava a ridere: se il tuo vicino riusciva a contarti i denti mentre eri a bocca aperta, saresti morto entro l’anno. L’invidia fa paura. Mi colpisce che molti, anche amici, non sappiano godere delle tue piccole gioie, fosse anche una vincita minuscola al Gratta e Vinci. Ci sono amici che ti accettano solo quando le cose ti vanno male e non sopportano i tuoi cambiamenti. Io credo che gli amici si vedano molto anche nei momenti felici, non solo in quelli “del bisogno”.

Grazie, Bruno! E per maggiori informazioni su Chi va piano, potete consultare il sito di Vivere con Lentezza. Qui sotto, il video della presentazione del libro a Pavia.



Chi va piano si può ordinare su:

* Bol.it
* laFeltrinelli.it
* Deastore.com.

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1 commento:

  1. Scopro questa intervista solo adesso , dopo aver letto quella a Giorgia Lepore, sul suo romanzo storico e su tante altre cose... il signor Contigiani dice che potrebbe incolpare le mamme italiane (del fatto che gli uomini italiani non sanno far niente in casa ) ma non sarebbe giusto. Beh... dico io... meno male!! !

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