Estratti da un'intervista che mi ha fatto Angelica Alemanno per Deltanews (il testo completo su questa pagina). A sinistra, un particolare della scultura "Intersecting Space Construction" di Ryoji Goto. Foto di jmurawski.
Quale credi sia il valore aggiunto della tua esperienza di donna nella scrittura rispetto a un uomo che fa la tua stessa attività? Credi che esista una “scrittura femminile”?
Sospetto che il pensiero della differenza sia molto complesso e che purtroppo si presti ad essere trasmesso in modo semplificato. Una volta sentii una giornalista che aveva scritto un libro dichiarare: “Io credo nel pensiero della differenza, cioè nel fatto che le donne sono diverse dagli uomini”. Di fronte ad affermazioni come queste, io non so se scoppiare a ridere o lasciare che mi cadano le braccia. Che gli uomini e le donne siano diversi è un’ovvietà: alcuni organi non sono gli stessi e generalmente – ripeto, generalmente – gli uomini hanno le spalle larghe e le donne il sedere rotondo. Ma che a una differenza innata nell’aspetto fisico corrispondano differenze innate nella psicologia, nel comportamento e magari nelle attitudini, io non posso crederlo; anche perché queste differenze non sono chiaramente definibili e non valgono per tutti. Mentre la vagina sì che è definibile e vale per tutte, così come vale per tutti il pene, che si può persino facilmente misurare (cosa che pare molti passino la vita a fare, anche metaforicamente). Insomma, affermare che esista, in assoluto, un comportamento “di tipo maschile” e uno “di tipo femminile”, o magari una “scrittura femminile” e una “scrittura maschile”, mi sembra un’affermazione generica e anche criptodiscriminatoria. Chi fa queste affermazioni spesso ha paura di usare il termine “femminista”. Oh, che parolaccia!
Forse qualcuno potrebbe affermare, che so, che la scrittura femminile è più sottile o profonda; che le donne sanno gestire meglio i sentimenti… ma io credo che affermazioni così generiche (e facilmente confutabili) non abbiano una grande utilità. E in ogni caso, se è vero che una storia sul pugilato viene scritta più probabilmente da un uomo, non è solo per via del testosterone; è soprattutto perché veniamo tutti educati in modo da aderire a uno stereotipo di mascolinità e di femminilità. Piuttosto che interrogarsi sulla presunta specificità della scrittura femminile, quindi, mi sembrerebbe interessante occuparsi dei dati: ci sono molte meno scrittrici che scrittori. Possiamo intervenire su questo?
In conclusione, non credo di dover scrivere in modo particolarmente diverso da come lo farebbe un uomo. Nei miei romanzi tratteggio grandi personaggi femminili, ma magari lo farei anche se fossi un uomo, chi lo sa; moltissimi autori maschi hanno creato magnifiche eroine. E non è una cosa che “devo” fare. E’ una cosa che “desidero”.
Come pensi si debba relazionare, oggi, la donna al mondo del lavoro, e come credi che sia cambiato il “valore-lavoro” rispetto alla generazione precedente?
In Italia il femminismo è riuscito a cambiare le leggi sul lavoro e sulla famiglia, che fino a pochi decenni fa trattavano le donne come persone con meno diritti. Ma la mentalità non è troppo cambiata, per cui è ancora raro che gli uomini si occupino delle incombenze familiari; e così la figlia di una casalinga a tempo pieno oggi si ritrova ad essere casalinga e lavoratrice; può avere una vita serena solo se ha la possibilità di pagare colf, baby sitter, badanti. Alcuni anni fa frequentavo una ragazza per metà francese che si è poi stabilita a Parigi e si è sposata con un francese. Lei ha un ottimo lavoro. Lui non lavora affatto. Hanno tre figli. Lei li mette al mondo, poi li affida a lui e torna in ufficio; ed è lui a occuparsi dei bambini e della casa. Possiamo immaginare una situazione del genere in Italia? Su quell’uomo graverebbe una pressione dall’esterno, e anche una derisione, tali da distruggere lui e il loro rapporto in brevissimo tempo.
D’altra parte, mi sembra che oggi vi siano fenomeni preoccupanti che un tempo erano probabilmente meno accentuati. Per molte ragazze oggi il valore più importante sembra essere la fama e il titillamento da parte dei media; ci siamo spostate molto sul corpo e stiamo cedendo al pensiero che il corpo sia la chiave per ottenere tutto. Anche il lavoro. L’altro giorno leggevo su un giornale una dichiarazione di una ragazza molto brillante, con due lauree, poliglotta, che dichiarava di mettersi la minigonna ai colloqui di lavoro perché le sue gambe sono innegabilmente più importanti del suo curriculum, per i selezionatori (maschi). Io non ho niente contro le minigonne (le metto anch’io) e credo che ognuno debba avere la libertà di vestirsi come meglio crede. E non ho niente contro la bellezza; se facessi la selezionatrice, anch’io sarei probabilmente più colpita da un bel ragazzo che da uno scorfano. Ma prima di tutto guarderei alle sue capacità. Qui invece sembra che si ritenga una donna aprioristicamente incapace, e degna di essere inserita in un gruppo di lavoro solo se è piacevole alla vista. Se questa è la cultura dominante, una cultura che limita gravemente la libertà delle donne di esprimersi e il loro diritto a farlo, anziché adeguarsi bisognerebbe opporsi a essa.
Per finire ti chiedo una breve riflessione sulla condizione femminile nel tuo mondo, quello dell´editoria.
Il mondo editoriale è gestito prevalentemente da donne. Ad esempio, se entri negli uffici dell’editore che ha pubblicato il mio nuovo romanzo vedi solo donne: dalla persona che risponde al centralino fino ai piani più alti. Per non parlare degli agenti letterari: in prevalenza donne. Questo vuol dire che nell’editoria italiana c’è una particolare attenzione per i libri di autrici? Non saprei. Se guardiamo le classifiche di vendita, la stragrande maggioranza dei successi proviene da scrittori e non da scrittrici; quindi si potrebbe forse sostenere che si punta sui maschi perché i maschi si vendono di più. Ma chi gestisce la cultura non dovrebbe anche tentare di crearla? “Il pubblico vuole questo” è la scusa che viene comunemente usata per giustificare la propria scarsa volontà di opporsi all’imbarbarimento; l’ho sentita usare troppo spesso in televisione.
Sospetto che molti uomini, in molti ambienti, facciano tuttora una resistenza tenace a dare spazio alle donne e che, anche quando sono in minoranza numerica, esercitino un controllo strisciante del quale le donne non sono del tutto consapevoli; oppure, lo accettano perché ritengono di averne una qualche convenienza. Oggi le donne tendono a rincantucciarsi nel mito della loro specificità e a trascurare la lotta comune per l’ottenimento di un’effettiva parità, che è l’unica cosa concreta da perseguire. E questo può valere non solo per chi i libri li pubblica, ma anche per chi li scrive.



L'ho letta tutta(su Deltanews) in questa notte insonne...pare che sfatare i miti sulle donne sia diventata un'abitudine per te,cara Rita...ma non sono tanto d'accordo sul cancellare le differenze di genere nell'arte.
BV, sono d’accordo con te. Rifiutare in toto il concetto della differenza di genere equivale in fondo a dire “le donne pensano in modo diverso dagli uomini perché fanno i figli”. L’una e l’altra posizione sono ugualmente semplicistiche.
Intervista molto pepata e molto "diretta". Denota coraggio, libertà di pensiero e, se mi permetti, grandi palle.
Grazie, Salvo. Ho postato l'intervista anche su Facebook e lì si è scatenato il vero delirio: decine e decine di commenti, tutti molto interessanti. Peccato che Facebook abbia vampirizzato in questo modo i blog. Soprattutto perché i post su Facebook sono circoscritti agli utenti, non entrano nei motori di ricerca e dopo un po' spariscono. Chissà, forse è proprio per questo che lì ci si espone di più.
Che peccato, mi sarebbe piaciuto leggerli. Purtroppo mi sono appena cancellato da facebook. Troppe richieste di amicizia, di far parte di quel gruppo, di quell'altra associazione. Una volta mi hanno proposto di far parte del gruppo "palle di neve". "Dove le trovo le palle di neve, se sto a mare?" chiedo io.
Gliele vendiamo noi"
"Ma vaffanculo!"
Altri mi chiedevano se volevo diventare loro fan.
Figuriamoci se io, vanitoso come sono, potrei mai diventare fan di di un altro che non sia io.
Forse solo della Charbonnier (faccio uno strappo va) perché scrive divinamente.
Ma graaaaaaazie, Salvo! Troppo buono... e da parte mia non vedo l'ora che esca il tuo nuovo libro!!!
Riguardo a Facebook, io al momento ho in sospeso le seguenti richieste di iscrizione a gruppi:
- "per tutti quelli ke (sic) parlano con i propri animali"
- "Barzellettiamo"
- 4 gruppi relativi alla situazione politica in Iran.
Mi arrivano una decina di richieste al giorno. Per non parlare degli inviti agli "eventi" (da stamattina ne ho ricevuti "solo" 8). E' talmente tanta la roba che uno alla fine che fa? Dice di no a tutti, e in mezzo alle scemate cancella anche le cose importanti. Se vuoi, prova a dare un'occhiata qui. Ciao!
Ho letto. Ci sarebbe da fare un discorso molto approfondito su internet che ha stravolto il sistema di comunicazione, e tante altre cosette.
Posta un commento