martedì 3 novembre 2009

“La strana giornata di Alexandre Dumas” secondo Silvana La Spina

Il video qui sotto si riferisce alla presentazione del mio romanzo La strana giornata di Alexandre Dumas (Edizioni Piemme) che si è svolta a Pavia nell’ambito della rassegna Quattro libri un’estate, organizzata da Bruno Contigiani e Vivere con Lentezza. La romanziera Silvana La Spina, autrice di grande cultura e carattere, che ha creato splendidi romanzi di ambientazione storica, presenta il mio libro inquadrandolo nel panorama del romanzo oggi in Italia e osservando come rappresenti “una boccata d’ossigeno”. Il video dura quasi 11 minuti; più sotto potete leggere la trascrizione dell’intervento.



Io non sono una scrittrice, sono una romanziera. Tengo molto al termine “romanziera” e non a caso avevo letto questo libro con estrema attenzione, prima che mi si chiedesse se volevo presentarlo. Perché è del romanzo che qui voglio parlare.

Il romanzo in Italia – non so se seguite le cronache – sta affrontando un grosso problema: quello di emergere. E’ come se noi non avessimo una tradizione del romanzo; da noi il romanzo non ce la fa a nascere. Mentre vediamo che in Spagna il nuovo romanzo è nato – sarà anche un “effetto di rimbalzo” dal Sudamerica – e in Inghilterra sappiamo che c’è una grande produzione letteraria, l’Italia ancora sta cercando di trovare il suo romanzo. E questo perché? Forse perché l’Italia è talmente rigida nei suoi schemi letterari che, in un certo qual senso, impedisce al romanzo di nascere. Ecco perché mi aveva molto incuriosita questo libro, perché non solo è un romanzo, ma è un romanzo sul romanzesco. Già lo dice il titolo: La strana giornata di Alexandre Dumas.

Nessuno rappresenta il romanzo nel nostro mondo come Dumas padre. Non a caso era stato già citato ne Il club Dumas di Arturo Pérez-Reverte; proprio perché lui, come personaggio, come individuo che è stato nella storia, rappresenta l’immaginario di tutti noi. Lo è stato nella nostra infanzia... tutti, in un modo o in un altro, abbiamo letto Dumas. Quindi usare Dumas nel romanzo è una dichiarazione di romanzesco. Solo chi dichiara: io sono una romanziera e voglio far nascere in Italia il gioco tra romanzo letterario e romanzo fantastico, immaginario, popolare – solo chi fa un’operazione del genere può usare Dumas. E il fatto che in Italia, finalmente, si osasse rompere le barriere del letterario, fu per me una grande novità. Ad esempio, una Antonia Byatt lo fa da tempo: prende un autore e lo fa muovere nella sua storia; nella tradizione letteraria d’oltralpe si usa spesso la letteratura per farla diventare letteratura. Da noi questo era un po’ come impedito. Chi lo proponeva si sentiva rispondere: “Nooo! Per carità!” Come se si ritenesse che il pubblico non fosse preparato. Invece, noi sappiamo che tra il lettore e lo scrittore si stringe un patto; il lettore quando comincia un libro sa cosa aspettarsi.

Il patto tra il lettore e l’autrice di questo libro è: adesso ti racconto una storia nella quale Dumas è personaggio. E questo arriva a un punto tale che noi, sapendo perfettamente che cosa ha scritto Dumas, siamo emozionati quando il personaggio della cartomante gli predice il futuro e ci chiediamo: glielo dirà, glielo dirà che scriverà I tre moschettieri...? Ma come, lo sappiamo già, abbiamo letto tante volte i Moschettieri, perché stiamo lì a chiederci se glielo dirà? Proprio perché tra lettore e scrittore si stringe questo patto eccitantissimo. Quando entriamo nel campo del romanzo, persino i personaggi realmente esistiti, e che sono stati autori, diventano personaggi puri. D’altra parte nella tradizione c’è l’enorme esempio di Dante, che non solo scrive la Divina Commedia ma è lui, Dante Alighieri in persona, che diventa personaggio della Commedia. Una delle operazioni più fantastiche che mai siano state fatte.

Questo romanzo su Dumas mi aveva entusiasmata anche per il fatto che l’avesse scritto una donna. Non è un caso che in Italia, se voi vedete, il romanzo storico o pseudo-storico sia scritto prevalentemente da donne. Pensate a Elsa Morante... e perché le donne sono così legate alla storia? Forse perché, attraverso la storia, cercano un’identità. La storia che cos’è? Non solo la nostra storia personale, ma la storia collettiva: è dare autorevolezza e identità all’individuo, che racconta i legami che tutti abbiamo. Un altro grave problema, secondo me, della letteratura in Italia è che la donna, per un insieme di circostanze forse ancora incomprensibili, forse perché c’è la Chiesa, mi dispiace che qui c’è un Monsignore... è che la donna non è ancora autorevole. Se voi vedete, lo scrittore può portare avanti tutto un percorso, mentre la scrittrice ha delle enormi difficoltà ad essere considerata autorevole. Pensate a una Anna Banti, che secondo me è al livello della Yourcenar, e mentre la Yourcenar è Accademica di Francia, in Italia questo è quasi impedito; come se la donna non potesse addirittura aprire, rompere una nuova barriera. Ed è, devo dire, sconsolante... specialmente quando, in passato, davanti ai miei romanzi storico-surreali, dei grossi scrittori mi venivano a dire: ma tu come ti sei potuta permettere di fare romanzi del genere, così potenti? Questo è proprio il massimo: non solo non li fate voi, ma se li fa una donna è una disgraziata! Quindi, ecco perché, a maggior ragione, l’operazione romanzesca di Rita per me è stata una boccata d’ossigeno.

Adesso, in poche parole, vi dirò qual è l’argomento del romanzo: questo signor Dumas viene invitato a casa di una nobildonna che gli fa l’oroscopo. Lei è una persona famosa a Parigi, perché addirittura ha attaccato il re di Francia, dicendo: “Io sono l’erede degli Orléans, non Luigi Filippo”, e causando anche delle ripercussioni politiche; per cui lei, che è anziana, deve restare chiusa in casa, ha paura di essere uccisa, perché chiaramente ha attaccato la dinastia. Il signor Dumas era uno che lavorava nella cancelleria di Luigi Filippo e quindi sapeva tutta questa questione, e questo è un fatto realissimo. Il punto è che questa donna, con la scusa di predirgli il futuro – ed è peraltro bravissima in questo – ha l’occasione per raccontargli la propria storia, e a quale scopo? Di fargli scrivere un romanzo su di lei. Tutti diciamo: “Signora mia, la mia vita è un romanzo...” e tutti vorremmo trovare un romanziere che la racconti; lei addirittura si cerca Dumas.

Ora, perché di solito la grande letteratura ancora oggi “odia” il romanzo? Perché il romanzo è un genere misto. Contiene tutto. Non a caso, questo romanzo tecnicamente contiene: il racconto, il dialogo, il diario... perché dura l’arco di alcune ore, e a un certo punto la vecchietta dice a Dumas: io mi vado a coricare, si legga il mio diario... Il romanzo è una forma mescolata, mista, strana, che può contenere teatro, saggio, può contenere di tutto. E in questo miscuglio noi vediamo come il romanzo sia l’ultima espressione della vita vera.

Noi italiani abbiamo difficoltà a costruire il romanzo e stiamo ancora cercando di farlo. Pensate a Gomorra: il quotidiano, il giornalismo che cerca di diventare letteratura – cosa già fatta in America, per carità – ma il problema è che non abbiamo una tradizione univoca. Pensate al nostro passato. C’è il blocco piemontese, il blocco lombardo, Gadda, Arbasino, Testori... i grandi barocchi. Guardacaso, dicono che i barocchi sono meridionali, e invece i barocchi sono proprio questi. E poi c’è la grande tradizione siciliana, e perché? Perché la Sicilia è una terra molto compattata. Bisogna che una terra sia socialmente compatta per generare il romanzo; come dice Hegel, il romanzo è l’espressione del mondo borghese, del mondo della società, quindi una terra compattata e precisa come la Sicilia ha potuto dare, nei secoli, il romanzo. Ma quanto sono diversi tutti questi romanzi, tra di loro... noi non abbiamo una tradizione precisa. Io personalmente mi riconosco nella tradizione siciliana: Pirandello, Sciascia, Bufalino... persone che, a parte Pirandello, ho anche conosciuto; però guardate che Pirandello andava a festeggiare Verga, quindi c’è una linea. Il romanzo è come una linea di sangue, ha bisogno di ritrovarsi e riconfermarsi. Per esempio, oltre al romanzesco, uno dei temi ossessivi del romanzo di Rita – che fu un tema ossessivo di Pirandello – è lo scambio dei bambini.

Questo è un libro utilissimo, oggi, perché sta permettendo che si usi la letteratura, il romanzesco, nel romanzo, e questa è una cosa importantissima. Quindi grazie, Rita.

2 commenti:

  1. Molto interessante. Cercherò anche i libri di Silvana La Spina

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  2. Grazie. Mi dicono che i suoi romanzi più belli sono di (purtroppo) difficile reperibilità: "Un inganno dei sensi malizioso", "L'amante del Paradiso", "La creata Antonia". Forse in biblioteca, o su Ebay.

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