lunedì 30 novembre 2009

Massoneria, alchimia e mesmerismo in “Così fan tutte”

Annalisa Stancanelli per non solo Mozart
Olio su tela di autore anonimo, Historisches museum der Stadt, Vienna.
Rappresenta una riunione di Loggia Massonica a Vienna agli inizi del 1790.
La prima persona seduta a destra è Mozart, in conversazione forse con Emanuel Schikaneder.

Traendo spunto da scritti di Robbins Landon, Napoletano, Basso e Bramani, la musicologa Marilena Crucitti ha realizzato un’approfondita analisi dell’opera Così fan tutte, rappresentata per la prima volta a Vienna nel 1790 e considerata “la più sostanzialmente esoterica delle tre scritte su libretto di Lorenzo Da Ponte, alla cui composizione Wolfgang Amadeus Mozart attese nell’anno della Rivoluzione Francese”.

Vi si possono, infatti, riconoscere i segni del patrimonio ermetico a partire dai temi peculiari delle nozze e della doppia coppia, con l’intervento di Don Alfonso leggibile come l’esperimento di un alchimista. Le interpretazioni più attuali dell’opera insistono sul potere trasfigurativo della musica, una “nuova” perfezione sonora che accompagna la stilizzazione descrittiva con sottintesi, al posto di violente sottolineature di affetti, invitando a considerarla come un vertice della produzione mozartiana di pura poesia.

Tuttavia alla struttura e ai suoi simboli nascosti, ai suoi modelli tematici, secondo la Crucitti, deve essere mirato lo studio di chi non crede più “nell’immagine di un Mozart poco interessato alle vicende politiche e culturali del suo tempo, chiuso e distratto nel suo universo di genio, che ha alimentato la fantasia popolare fino ai più recenti studi sul musicista che ribaltano lo stereotipo”.

Mozart, al contrario, era un uomo coltissimo inserito nei circoli intellettuali più avanzati della sua epoca, un uomo immerso nel secolo dei Lumi. Di queste sue frequentazioni e dei suoi interessi è efficace testimonianza proprio l’opera lirica presa in esame, che è ricordata come la più discussa fra le opere del grande musicista. Così fan tutte presenta molteplici livelli di lettura e mostra influenze diverse; proprio il suo polimorfismo la rende capace di trasportare gli appassionati in un’altra realtà, di far vivere loro un sogno.

“Io non so se questo è un sogno” s’interroga Despina, e un sogno letterario-filosofico-alchemico è celato nel coltissimo libretto di Da Ponte, che risente di influenze ariostesche e shakespeariane, così come si richiama alle Mille e una notte, alla vicenda di Lucrezia tramandata da Tito Livio e alla novella El curioso impertinente di Cervantes. L’equilibrio fra la raffinatezza della musica e la situazione teatrale deve essere sempre tenuto presente per la comprensione delle opere di Mozart e ancor di più di questa, nella quale si coniugano alchimia e massoneria servendosi del tema delle nozze, come nella migliore tradizione rosacrociana.

I documenti dell’epoca testimoniano inequivocabilmente l’appartenenza di Mozart alla Loggia Massonica “La Beneficenza” dove fu iniziato il 14 dicembre 1784 a Vienna. “Non si trattò” ha ribadito Marilena Crucitti “come spesso è stato scritto, di un’adesione puramente formale, dettata solo dalla necessità di avvicinare i ricchi mecenati dell’alta società; i contatti di Mozart con affiliati alla Massoneria risalgono ben prima del suo ingresso formale che fu il punto di arrivo di un lungo processo di assimilazione delle spinte ideali del tempo”.

Poiché in campo musicale la Massoneria non aveva ancora delle regole proprie, Mozart creò un simbolismo musicale che venne poi ripreso da altri musicisti massoni come Beethoven (come le note legate a due a due a significare il legame fraterno fra gli affiliati). L’adesione di Mozart alla Massoneria fu convinta ed entusiastica; essere massone significò per lui vivere sentendosi partecipe di un percorso condiviso. Il grande compositore risentì anche dell’ondata di irrazionalismo mistico nel quale si ritrovarono l’ermetismo, i culti misterici, il rosacrocianesimo, e delle finalità e dei riti dei “Fratelli Asiatici”, movimento scismatico nato dal grembo dei Rosacroce, che manifestavano prevalenti interessi per l’alchimia.

Ma sono le opere a parlare per l’autore, che in Così fan tutte inserisce simbologie massoniche intrecciate a molti altri piani rappresentativi che si innestano nel flusso dinamico dell’opera buffa italiana. E così il momento simbolico fondante nella trattatistica alchemico-massonica, il congiungersi delle forze motrici dell’universo maschile e femminile, le nozze, giungono alla fine dell’opera, dopo l’esperimento di guarigione mesmerica attuato da Despina; non solo un esperimento affettivo condotto tra le due coppie, Fiordiligi e Guglielmo, Ferrando e Dorabella, innescato dal vecchio filosofo Don Alfonso seguendo le tappe della trasformazione alchemica (nigredo, separazione, rubedo, scambio, e albedo, ricongiunzione), ma anche occulti riferimenti ad antichi riti iniziatici come il “katapontismós”, il salto nelle acque evocato nel terzetto “Soave sia il vento” che sancisce l’inizio della trasformazione in riferimento alla mutazione degli elementi in acqua nella prima fase dell’opus alchemica.

Ultima nota meritevole di approfondimento, la riflessione sull’esperimento condotto da Despina-medico, basato sulla teoria di Anton Mesmer del “magnetismo animale”, che assegnava un ruolo importante all’erotismo e all’induzione di stati di coscienza alterati che sembrano precorrere gli sviluppi dell’ipnosi, della psicologia del profondo e della psicoterapia. I tanti temi innovativi di Così fan tutte, come anche la perdita dell’identità, la fedeltà non più principio incontestabile ma continua ricerca di un punto d’incontro, ancora una volta rivelano in Mozart non solo il raffinato “architetto” musicale ma anche l’intellettuale al passo, o forse più avanti, dei suoi tempi, un genio “illuminato” e illuminista.

Articolo di Annalisa Stancanelli, giornalista.

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