mercoledì 23 dicembre 2009

Ipazia, la papessa valdese e
“In nome del popolo sovrano”

Avevo intenzione di scrivere un post più che smitizzante per questo Natale. Volevo cominciare dal film Agorà del geniale regista-sceneggiatore-compositore Alejandro Amenábar sulla figura di Ipazia di Alessandria (IV secolo D.C.), matematica, filosofa e astronoma pagana che fu barbaramente uccisa da un gruppo di monaci cristiani. (Da questa pagina si può scaricare una puntata de La Storia in giallo, Radio 3, che ripercorre la vicenda; vedi anche questo articolo di Piergiorgio Odifreddi). Ebbene, sembra che il film non riesca ad uscire in Italia, chissà perché.

Volevo poi tornare a una questione della quale tempo fa si è discusso su Facebook. Ero venuta a conoscenza di uno strano scivolone commesso da L’Unità: la nuova presidente delle chiese luterane tedesche (Margot Kaessman) era stata definita in un articolo “papessa”, e poi “valdese”. La doppia inesattezza, sottolineata sul sito della Chiesa Evangelica Valdese, è stata così commentata sulla mia pagina Facebook da una persona che ben conosco e che parla con cognizione di causa:

lunedì 21 dicembre 2009

“La strana giornata di Alexandre Dumas”: ultime recensioni, interviste in video e alla radio

Il sito Rita Charbonnier online contiene una pagina dedicata alla rassegna stampa del mio romanzo edito da Piemme, ma fino a qualche tempo fa davo notizia dei nuovi articoli anche su questo blog. Mi sono appena resa conto di essermi fermata alla scorsa estate! Ormai si è accumulato parecchio materiale; lo dividerò in due post. Apriamo subito con un “fuori programma”: una trasmissione radiofonica alla quale ho partecipato di recente non tanto per parlare di romanzi, quanto di opere in musica. Chiudiamo, a fondo post, con un colorito e simpatico show televisivo recentemente andato in onda su Telereporter (e particolarmente adatto al clima natalizio, visto che alla fine si mangia).

giovedì 17 dicembre 2009

Un regalo di Natale originale?
Un “pacchetto” di massaggi ai piedi

La riflessologia plantare ha una storia antichissima. Lo testimonia la tomba egizia di Ankhmanor a Saqqara, detta ‘Tomba del Grande Medico’, (sesta dinastia, 2423-2263 a. C.), sulle cui pareti è dipinta una scena di massaggio dei piedi e delle mani. I geroglifici che compaiono nell’affresco, oltre a mostrare gli strumenti chirurgici del tempo, raffigurano l’energia, la pace, la salute e la prosperità; vi compare anche un gufo, che simboleggia la saggezza e l’erudizione. E’ stato accertato che il dipinto fu eseguito nel 2330 a.C., oltre quattromila anni or sono. In tempi relativamente più recenti, attorno al 400 a.C., Ippocrate di Coo, considerato il padre della medicina occidentale, nonché l’autore del noto ‘giuramento’, insegnò la riflessologia ai suoi discepoli. Pare che anche Benvenuto Cellini facesse ricorso al massaggio plantare per curare i propri disturbi. Si ritiene che il fondatore della riflessologia moderna occidentale sia un medico americano, William H. Fitzgerald (1872-1942); costui si accorse che esercitando pressioni su punti strategici della pianta del piede era possibile eseguire piccoli interventi chirurgici senza anestesia.

Il principio sul quale si basa la riflessologia plantare è che nei nostri piedi vi sono dei punti di riflesso in corrispondenza con ogni altra parte del corpo; stimolando correttamente questi punti si aiuta l’organo corrispondente a riequilibrarsi. Se per esempio abbiamo un disturbo allo stomaco, una pressione anche leggera sul punto riflesso del piede risulterà dolorosa. Il piede quindi è un buon rivelatore dello stato di salute dell’organismo, e il massaggio giusto può ridurre la sintomatologia, oltre a indurre uno straordinario senso di benessere e rilassamento psicofisico.

Se abitate a Roma, saprei da chi indirizzarvi per acquistare un ‘pacchetto’ di massaggi da regalare, anche a voi stessi... (Ma non ho dubbi che in ogni città d’Italia vi siano specialisti qualificati e che sia possibile reperirne facilmente i recapiti). Susanna Belli, che vive appunto a Roma (i contatti sono a fondo post), pratica la riflessologia plantare dal 2003, “dopo aver passato una vita a studiare i piedi” come ci racconta. “All’inizio me ne sono occupata attraverso il movimento, praticando l’atletica leggera. In seguito attraverso la danza moderna e contemporanea, negli anni in cui sono stata danzatrice professionista. Ho poi studiato Hata e Kundalini Yoga, Qi gong e infine sono approdata al Tai Chi Chuan, disciplina che pratico tuttora e che mi ha fatto capire che la stabilità e l’equilibrio del corpo e della mente dipendono da piedi sani e forti. Lo studio della riflessologia plantare è stato il passo successivo e inevitabile – presso strutture e con insegnanti qualificati, naturalmente: Anne-Marie Bonetti Frey, Mariella Pocek, Pierluigi Fantini, Antonio Simonetti.”

Il corpo umano è come un albero, le cui radici sono i piedi. Perché una pianta cresca rigogliosa ha bisogno di radici forti. I piedi sono il sostegno della nostra struttura e sopportano per tutta la vita il peso del corpo. Eppure spesso non prestiamo loro molta attenzione e lasciamo che le tensioni accumulate creino problemi ai muscoli e alla struttura ossea. Un piede sano è determinante per avere una bella andatura, un atteggiamento disinvolto, una colonna vertebrale diritta.

“La riflessologia plantare” prosegue Susanna Belli “è un trattamento non invasivo, privo di controindicazioni e al quale tutti possono ricorrere. I suoi benefici sono notevoli. Il tono muscolare migliora, il mal di testa scompare, i tendini e i legamenti diventano più flessibili, si dorme meglio, i disturbi intestinali si riducono, quelli legati alla menopausa si affrontano meglio, gli stati d’ansia e gli attacchi di panico gradualmente si affievoliscono, il corpo e la mente si rilassano e si è avvolti da un generale senso di benessere, piacere e calore.”

Susanna utilizza anche il metodo della ‘rigenerazione ossea’, una particolare stimolazione dei tendini elaborata da Stanny Lansloot nel 1993 e che l’autore ha poi continuamente messo alla prova, perfezionato, sviluppato. L’ultima novità è il massaggio testa-viso-piedi, che mette il corpo e la mente in un vero e proprio stato di abbandono. “E’ l’ideale al termine di una giornata particolarmente pesante” dice Susanna “nella quale si è lavorato in piedi, oppure si è svolta un’intensa attività cerebrale.”

Contatti di Susanna Belli:
Susanna punto Belli chiocciola Gmail punto com
Telefono 338 6448257.

Immagine di apertura: dml82. Immagine qui sopra: dichohecho.

lunedì 14 dicembre 2009

“Il caso Mozart” di Franco Pappalardo La Rosa, Gremese Editore. Ancora sulla misteriosa morte del Maestro

Puoi trovare questo e altri articoli di argomento para-mozartiano anche sul mio sito ufficiale.

Sulle ragioni della prematura scomparsa di Wolfgang Amadeus Mozart (nel 1791), come sappiamo, non vi sono certezze e si moltiplicano, da secoli, le congetture. L’estate scorsa si è parlato, credo per la prima volta, di streptococchi (vedi questo articolo); altre ipotesi una nefrite, un’intossicazione da mercurio, la sifilide; in ogni caso è probabile che, qualunque fosse il suo male, siano stati i salassi praticati dai medici a favorirne il decesso.

Il mistero della morte appassiona da sempre gli scrittori – a partire da Aleksandr Puškin che nel testo teatrale Mozart e Salieri (1830) eternò la suggestiva leggenda dell’avvelenamento. Si tratta appunto di una leggenda: il povero Antonio Salieri di certo non ha ucciso Mozart, né avrebbe tratto particolari vantaggi dalla sua scomparsa. Ebbi la fortuna di assistere ad una messa in scena del dramma con la regia di Anatoly Vasil’ev per il Teatro Scuola d’Arte Drammatica di Mosca, nel 2000, e l’immagine di Salieri che avvicina il bicchiere di veleno a Mozart mi è rimasta indelebilmente impressa. Mozart e Salieri (il cui titolo originale era Invidia) è un testo di dimensioni ridotte, 231 versi; Vasil’ev l’aveva integrato con altri brani dell’autore e con un Requiem composto appositamente da Vladimir Martynov. Non aveva invece tenuto presente l’opera di Rimskij-Korsakov (1897) che utilizza i versi di Puškin come libretto.

lunedì 7 dicembre 2009

Cinque domande a Luca Filippi, autore de “L’arcano della Papessa”. Leone Editore

Luca Filippi è nato a Roma nel 1976. Dopo gli studi classici ha conseguito la laurea in Medicina e Chirurgia; attualmente lavora come medico ospedaliero. Ama leggere, soprattutto noir e romanzi storici. Nella scrittura si propone di coniugare la passione per la storia con quella per l’indagine scientifica. Ha pubblicato I diavoli della Zisa (Leone, 2009) e il racconto «Il marchio della strega» nell’antologia La superbia (Giulio Perrone, 2009). L’arcano della Papessa. Intrigo alla corte dei Borgia (Leone) è il suo nuovo romanzo, uscito all’inizio di ottobre.

1. Il tuo romanzo è un noir storico incentrato su una misteriosa catena di delitti avvenuti a Roma nel 1499. Perché hai desiderato scrivere questa storia?

L’arcano della Papessa è essenzialmente un racconto della memoria. Ho cominciato a scrivere un anno dopo il mio trasferimento a Trieste per esigenze di lavoro. Desideravo che, nel racconto, emergessero luoghi di cui sentivo profonda nostalgia. Roma, con la sua grandezza e le sue contraddizioni, città che divora e sfinisce con le sue distanze impercorribili e il suo caos, ma che lascia una traccia nel sangue. E la Tuscia, la terra di mio padre, che per me ha sempre rappresentato il “ritorno alle origini”, con l’aria satura del profumo dei camini, le castagne a ottobre, e i borghi, annidati tra i pendii dei monti Cimini, con i loro splendidi castelli e le chiese. Era naturale che il casato dei Farnese, che proprio nella Tuscia ha avuto i suoi primi possedimenti, avesse un ruolo predominante nello svolgimento della storia.

venerdì 4 dicembre 2009

“Senza amore”, film d’esordio di Renato Giordano. La differenza tra pedofilia e omosessualità

Desidero chiarire subito una cosa: l’attore, regista e adesso anche sceneggiatore Renato Giordano è un mio caro amico (vedi questo post). Quindi nel parlare della sua opera prima cinematografica cercherò di mettere da parte l’affetto e la gioia per questo risultato da lui raggiunto.

Pedofilia e omosessualità sono cose distinte. Raccontare, e in qualche modo dare per assodata, questa semplice verità è il più grande merito di questo film. Poiché se molti la accettano con naturalezza e altri con qualche riserva, molti ancora la rifiutano o non vogliono comprenderla.

Di recente ho riletto Il conformista di Alberto Moravia, dal quale Bernardo Bertolucci trasse un memorabile film. Nel prologo si racconta l’incontro del protagonista ragazzino, Marcello, con un uomo che lavora come autista di una ricca signora e che utilizza l’auto per andare ad adescare i giovinetti. L’uomo, Lino, è definito un pederasta, uno che ama i fanciulli.