Buon compleanno a Paola Borboni: un secolo e un decennio di teatro

Oggi, 110 anni fa, il primo giorno del secolo, nasceva Paola Borboni, una delle figure-simbolo del teatro del Novecento. Forse ai più giovani questo nome non è troppo familiare; vi rimando alla voce di Wikipedia e al video a fondo post. Per il resto, vi basti sapere che era una donna dalla vitalità dirompente e dalla personalità esplosiva, che ha recitato anche quando era anziana e costretta a camminare con le stampelle, che fu la prima a esibirsi in teatro a seno nudo e che sposò un uomo di quarant’anni più giovane: Madonna, al confronto, è una dilettante.

Io la conobbi quando avevo 18 anni e iniziavo ad affacciarmi al mondo dell’arte. Frequentavo un corso di recitazione ed ebbi, con i compagni, la possibilità di assistere alle prove di Cosi è se vi pare di Luigi Pirandello, con la regia di Franco Zeffirelli e Pino Colizzi nel ruolo del signor Ponza. Eravamo tutti schierati in platea, silenziosi e intimiditi. La Borboni, che interpretava la signora Frola, a un certo punto mi passò davanti e mi fissò intensamente. Dovevo avere i capelli un po’ scarmigliati perché lei, puntando su di me uno sguardo incredibilmente magnetico esclamò: “Che foresta!” lasciandomi annichilita.

Ho trovato per caso un articolo scritto di suo pugno e pubblicato su una storica rivista di teatro, Il Dramma, nel 1931. La Borboni aveva 31 anni, appunto, era già una prima attrice famosissima ed evidentemente una donna spiritosa. Ho pensato di metterlo a disposizione, con intenti divulgativi e informativi. Chiunque dovesse ritenere che ciò costituisce una violazione dei suoi diritti, mi contatti. Grazie.



Falsariga per la mia intervista, di Paola Borboni
da Il Dramma – Anno VII – n. 110 – 15 marzo 1931

Mi capita spesso di leggere articoli firmati con il mio nome, pubblicati da giornali e riviste di ogni parte d’Italia. Questa è ormai per me una cosa tanto comune che non mi stupisce più, e almeno una volta la settimana io debbo dire a me stessa: “Leggi, Paola, che bell’articolo hai scritto!”. Oppure: “Cara Paola, ma chi ti ha suggerito tutte queste scemenze?”.

Ciò che mi preoccupa maggiormente è il pensiero che i miei lettori, leggendo i diversi miei articoli, diranno: “Che donna senza stile!”.

Infatti gli stili più diversi, dal romantico al surrealista, dallo strapaesano allo stracittadino, dominano uno per volta nei miei articoli. La cosa è seccante; Buffon disse: “Lo stile è l’uomo”, ma non per questo la donna deve mancarne, specialmente io che seralmente sono esposta alla critica del pubblico.

C’è sempre una grande parte di lettori che sarebbe capace di rinnovare il gesto di Muzio Scevola per giurare che tutto ciò che legge con la firma di Paola Borboni sia effettivamente uno sforzo del mio cerebro. E’ con vero dolore invece che debbo confessare a tutti per disilluderli di non aver mai scritto una riga per i giornali, all’infuori di una sola volta, qualche anno fa. Fu proprio in quella occasione che i miei amici dissero: “Si capisce subito che quell’articolo non l’hai scritto tu”.

Io, naturalmente, detti loro ragione per non essere immodesta e per non crearmi nemici. Qualche professionista della nobile arte dello scrivere non me l’avrebbe certo perdonata.

Due anni fa, fu pubblicato perfino un romanzo: Paola Borboni – Uno qualunque dei tre.

In quell’epoca, alcuni amici mi riportarono dei commenti che avevano udito fare a qualcuno del pubblico in teatro: “E dire che quando recita sembra una donna tanto intelligente!”

Dal che dedussi che il mio romanzo non era stato giudicato un capolavoro e che i Promessi Sposi non correvano pericolo di essere oscurati nella loro fama.

Per questa principale ragione, non ho voluto mai leggere il mio romanzo ed ho impedito sempre a tutti di riferirmene il contenuto.

Un’altra volta in una intervista mi fecero dire che il mio scrittore prediletto era Marino Moretti e che non avevo mai letto D’Annunzio perché non lo capivo.

Gli amici del Travaso non vollero sapere altro e mi condirono con sale e pepe e per poco non mi fecero perdere la pazienza. Ma non la perdetti. E continuai a dimostrare di essere una donna di spirito.

Si sono dette di me le cose più lusinghiere, ma si sono dette anche le cose più feroci. Ebbene, nessuno dei miei denigratori può vantarsi di aver mai sorpreso il mio benché minimo segno di protesta. Ho accettato sempre tutto e mi sono vendicata cercando di migliorare continuamente per confonderli. Non so se ci sono riuscita. […]

Vorrei, per una volta tanto, imporre a me stessa di rispondere a tutte quelle domande tipiche che generalmente vengono poste in una intervista. Io non ho mai creduto utile rispondere con sincerità alle domande: che cosa penso, per esempio, dell’amore, del teatro, quali siano i miei autori preferiti, che cosa farei se dovessi smettere di recitare, qual è il colore, il profumo, il fiore che a me piacciono di più, se sto per i capelli lunghi o corti, se biondi o bruni, se preferisco il film muto o sonoro, se mi piace volare oppure andare in giostra. E’ un corredo di risposte che ogni attrice dovrebbe sapere a memoria, per dare l’illusione poi, a chi legge, di avere una grande prontezza e spontaneità. Ma dal giorno che mi sono accorta che tutto ciò è inutile perchè ogni giornalista v’apparecchia domanda e risposta a modo suo, ho abbandonato l’idea di avere delle idee per tutti. Non ci sono che i giornalisti novellini, i principianti, che siano capaci di farvi sul serio delle domande simili e di pubblicarvi le risposte esatte. Ma in questi casi – accadono specialmente in provincia – evito che mi si facciano delle domande e racconto loro invece delle strane storie: quando fui rapita per ordine di un maragià; di un cercatore d’oro che mise ai miei piedi mille pepite; di aver tinto, a vent’anni, i miei capelli color verde bandiera; di aver fatto saltare il banco a Montecarlo (questa l’ho imparata dal commediografo Alberto Donaudy); di esser stata innamorata del generale dell’Esercito della salvezza e di averlo abbandonato perché voleva perdermi. A me piace molto attribuirmi delle favolose avventure proprio perché sono una donna pacifica e metodica. Ed ecco perché chi non mi conosce dice di me : “Eh, quella Borboni… che tipo… che vita!...”. Mentre invece i miei amici dicono: “Paola in fondo è una gran brava figliuola!”.

La verità, forse, sta nel mezzo, come diceva Cleopatra e una mia vecchia zia.

Dicevo, dunque, vorrei per una volta tanto imporre a me stessa di rispondere a tutte quelle domande che generalmente vengono poste in una intervista.

Infatti, ho deciso di rifletterci seriamente e allorché avrò una sincera risposta da dare la farò sapere a tutti.

Ma quando avrò i capelli bianchi, perché allora sarò io che dovrò farmi rammentare al mio pubblico.

E adesso basta, perché lo scrivere stanca più che provare. Credo di essermela cavata discretamente, se non con gioia dei lettori di Dramma, almeno con soddisfazione del suo direttore, che invitandomi a scrivere un articolo “proprio mio” ha avuto tanta fiducia da aggiungere: “Sono certo che ve la caverete benissimo”.

Del resto io non sono uno scrittore; soprattutto non sono una scrittrice. Anzi, mi dispiacerebbe molto se lo fossi perché, per tradizione, dovrei essere brutta.

Infine chi potrebbe dire che scrivo male? Ugo Ojetti, Alfredo Panzini o Marino Moretti? Vorrei vedere un po’ loro in palcoscenico recitare anche una piccola parte, come io ho scritto sia pure un piccolo articolo!
Paola Borboni


Video: Paola Borboni Show

Ecco un montaggio di apparizioni televisive di Paola Borboni, a cominciare da un vivace battibecco con l’assai più giovane attrice Manuela Kustermann (qui potete godervelo integralmente) in un programma del 1977, Match, condotto da Alberto Arbasino.

Aggiornamento. Il video è stato rimosso da YouTube. L’abbiamo sostituito con il battibecco integrale di cui sopra. Questi sono i risultati di ricerca Google di video con Paola Borboni.



P.S. Buon anno a tutti!

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