lunedì 18 gennaio 2010

Cinque domande a Aude Walker

Saloon di Aude Walker
Del Vecchio Editore
Aude Walker è franco-americana, ha 29 anni e vive a Parigi, dove lavora presso una rivista di moda. Il suo romanzo d’esordio, Saloon, è uscito in Francia nel 2008 presso Edizioni Denoël; ha riscosso un grande successo, scatenato dibattiti e vinto premi. Racconta il viaggio alla ricerca delle proprie radici americane da parte di una ragazza francese che ha un rapporto distruttivo con la propria madre; sulle orme di Cassavetes e Bukowski, è un western familiare con una scintilla di noir. Il titolo è un omaggio al luogo-simbolo dell’epopea americana, nel quale avvenivano i regolamenti di conti. Il romanzo è stato presentato lo scorso dicembre presso la Fiera Più libri più liberi a cura dell’editore italiano, Del Vecchio (con la mia partecipazione in qualità di interprete di alcuni brani; erano inoltre presenti la scrittrice Chiara Valerio e la giornalista Cristina Bolzani).

1. Aude, perché hai scritto Saloon? Da quale idea è scaturito? Da quale esigenza?

Saloon è una conseguenza del silenzio di mio padre riguardo alle sue origini. Lui è americano e discende da una famiglia democratica di origine irlandese, molto cattolica, molto dedita all’alcol, molto ricca... una famiglia dalle caratteristiche fitzgeraldiane, la cui fortuna viene dalla creazione dei primi ponti e delle prime linee metropolitane di New York da parte di un avo sbarcato dall’Irlanda alla fine dell’Ottocento con 10 dollari in tasca... il perfetto mito americano. Un terriccio familiare sufficientemente fantasmatico per eccitare l’immaginazione della bambina che ero. Bombardavo mio padre di domande ma lui, che aveva vissuto un’infanzia mediamente serena, era molto evasivo.

Crescendo decisi di costruire il mio personale mito americano attraverso la letteratura (Fitzgerald, Hemingway, Tom Wolfe, Philip Roth, Russel Banks, Jay Mac Inerney, Saul Bellow, Truman Capote...) e il cinema (Cassavetes, Scorsese, Lynch, Kubrick, Stanley Donen, Lubitsch, Gus Van Sant, Larry Clark...). Le poche cose che mio padre mi aveva raccontato si intrecciarono alla materia libresca, le digerii per ogni verso e provai il desiderio di metterle su carta, allo scopo di giocare con i codici americani che attraversavano la mia coscienza. E soprattutto, visto che mio padre continuava a non parlare, mi sono autorizzata a prendere il volo e a rivestire di parole il suo silenzio. Ho raccontato, al posto suo, una storia che non conoscevo, o forse una storia che il mio inconscio conosceva meglio di chiunque.

2. Si tratta quindi di un romanzo autobiografico?

No, per niente. Solo la base, come dicevo, è autobiografica. Inoltre nel corso dell’opera ci sono tre elementi autobiografici in tutto: l’albergo-ristorante di lusso nel quale è ambientato l’inizio del racconto, perché anch’io sono stata cameriera in un hotel parigino, come la mia protagonista; la storia familiare dei MacAllan che assomiglia alla mia storia familiare; e infine la cabina sulla spiaggia citata nel romanzo, che esiste davvero. Per il resto, io ho avuto un’infanzia molto felice, mia madre non è pazza come la madre della mia protagonista (o comunque non nel modo in cui lo è lei), e non ho ucciso il mio patrigno. Non ho nemmeno un patrigno, i miei genitori stanno ancora insieme e sembrano felici.

3. Quanto tempo hai impiegato a scrivere Saloon, e come hai organizzato la tua scrittura?

Ho scritto questo libro in due momenti distinti. Una prima versione scritta di getto nel 2005 in un mese e mezzo, che ho poi velocemente nascosto in un cassetto perché la trovavo pessima. Qualche tempo dopo ho conosciuto, per via di un’intervista, Nicolas Bedos, un giovane drammaturgo di grande talento, e abbiamo iniziato una corrispondenza via email. Ci scambiavamo pareri sulla letteratura, il teatro, la Corsica, i cani, l’alcool e su altri argomenti. La faccenda è durata quasi sei mesi, senza che mai ci incontrassimo. Un giorno lui mi ha chiesto di inviargli alcune pagine di quel che avevo scritto. Cosa che feci, con una certa vergogna. A maggior ragione perché lui, in seguito, non ne parlò mai. Pensai che dovesse aver trovato il mio romanzo pessimo, come del resto lo trovavo io.

Alcuni mesi più tardi, però, ci siamo incontrati, finalmente, e presto siamo diventati molto amici. Un giorno lui mi invitò a casa sua e vidi che in salotto mi aspettava una delle sue amiche editrici, alla quale lui aveva fatto leggere la trentina di pagine che gli avevo inviato mesi prima! Gli erano piaciute. L’editrice mi chiese di rielaborare molto il testo, prima di poterlo presentare al comitato di lettura. L’ho rilavorato per 4 o 5 mesi da cima a fondo. E da lì è cominciato tutto...

4. Che cos’è la scrittura, per te?

Una possibilità. Quella di non annoiarsi mai. Quella di fissare, come si fissa un colore, la folla di immagini, sensazioni e idee che il mondo ci trasmette. Quella di non essere mai del tutto sola, perché la voce della scrittura mi accompagna quasi sempre.

5. Parlaci del tuo rapporto con la letteratura italiana. Quali sono i tuoi autori preferiti, e per quali ragioni?

E’ un rapporto difficile. Un rapporto di avvicinamento e allontanamento da testi che amo ma che non si lasciano amare. Curzio Malaparte, per esempio. Ho dovuto leggere tre volte La Pelle e Kaputt, per finalmente adorare questi libri. Amo il suo modo poetico e talvolta insostenibile di raccontare gli orrori dei quali gli uomini sono capaci. Primo Levi, inoltre, naturalmente: La tregua è uno dei libri più sconvolgenti che mi è stato dato di leggere. Amo anche la drammaturgia italiana, per la sua finezza, il suo umorismo, la sua precisione: Pirandello, Dario Fo, Goldoni.

Grazie, Aude! Potete leggere la presentazione di Saloon e leggere un estratto del romanzo sul sito di Del Vecchio Editore. La recensione di Cristina Bolzani per RaiNews24 si trova qui. Potete inoltre entrare in contatto con l’autrice attraverso Myspace.

Saloon si può ordinare su:

* Del Vecchio Editore
* Bol.it
* laFeltrinelli.it
* Deastore.com.

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