lunedì 24 maggio 2010

Esce in Francia un film su Nannerl Mozart, sorella di Wolfgang Amadeus

La locandina del film
Ieri si è concluso il Festival di Cannes e siamo ovviamente tutti felici per la vittoria del bravissimo Elio Germano come miglior interprete maschile ne La nostra vita di Daniele Luchetti (ex aequo con Javier Bardem per Biutiful di Alejandro Gonzalez Inarritu). A Cannes si è concluso anche il Marché du Film, il “mercato” del cinema, manifestazione riservata ai professionisti, nella quale migliaia di opere cinematografiche di diversi Paesi vengono presentate ai distributori internazionali. Tra non molto dovremmo sapere, quindi, se potremo vedere nei cinema italiani il film storico Nannerl la soeur de Mozart. In Francia esce il 9 giugno. L’ha realizzato lo sceneggiatore e regista René Féret, autore di diversi lungometraggi, che alla domanda “Perché fa cinema?” in un’intervista risponde così:

Faccio film soprattutto per ricreare, per restituire alla vita quel che è stato perso. Filmare, per me, è rifare, rivivere, riguardare, far vedere. Ho realizzato film autobiografici e mi sono esercitato nel far “risorgere” romanzi, notizie, fatti storici...

A questa seconda categoria di opere deve quindi appartenere il suo nuovo film sulla sorella maggiore di Wolfgang Amadeus Mozart, Maria Anna Walburga Ignatia detta “Nannerl”, che è anche la protagonista del mio primo romanzo. Forse non tutti sanno che anche lei era un genio musicale. Fin da bambina suonava il cembalo in modo straordinario, aveva la capacità di trascrivere a memoria qualunque musica ascoltasse, e da alcune lettere di Mozart risulta che anche lei si cimentasse nella composizione. (Vedi questo articolo). Però, la si ricorda poco e solo come sorella di Amadeus, il che dà da pensare.

Punti di vista

Foto di scena
di Sylvain Bonniol
Ho letto la sceneggiatura di René Féret, che lui è stato così gentile da inviarmi e che, come sempre accade in questo tipo di storie, alterna fatti documentati a episodi di fantasia. E’ poco assimilabile al mio romanzo, anche se si occupa dello stesso personaggio storico e il tema di fondo non è dissimile. Si concentra su un solo periodo della vita di Nannerl, durante la sua adolescenza, e in particolare durante la grande tournée musicale che tra il 1763 e il 1766 portò i piccoli Mozart a esibirsi in tutta Europa, tra corti e teatri. Il padre, Leopold, che doveva essere un uomo ambizioso e accorto, comprese che grazie alle doti dei suoi figli avrebbe potuto conquistare fama e ricchezze e sfruttò l’occasione come poté. Per la materia trattata, quindi, il film è forse più vicino a un grazioso libro per ragazzi della scrittrice canadese Barbara Kathleen Nickel, The Secret Wish of Nannerl Mozart (che in italiano non è stato pubblicato).

Féret mi ha detto di non aver voluto leggere il mio La sorella di Mozart (uscito anche in francese) prima di scrivere la sua sceneggiatura, perché non voleva esserne influenzato. Confesso che questa affermazione mi ha colpita. Tempo fa ho letto qualcosa di simile nella postfazione a Stabat Mater di Tiziano Scarpa: il vincitore dello Strega vi fa un elenco di libri che trattano una vicenda assimilabile alla sua, chiarendo di averli letti solo dopo averla scritta. Posso sbagliare, ma a me sembra che acquisire informazioni su punti di vista diversi induca soprattutto a definire meglio il proprio. Non credo molto nella misteriosa e inconsapevole emersione di influenze esterne; credo piuttosto che rubare sia lecito. L’illecito è copiare. Paolo Rossi di recente ha dichiarato che questa è una delle grandi lezioni che ha appreso da Dario Fo.

L’adolescenza di Nannerl Mozart

Foto di scena
di Sylvain Bonniol
La sceneggiatura di Féret, dunque, racconta la sosta che la famiglia Mozart in tournée fece in Francia tra la fine del 1763 e l’inizio del 1764. Wolfgang aveva 7 anni, Nannerl 12. L’autore immagina che la musicista adolescente incontri a Versailles il figlio del re Luigi XV, a sua volta molto giovane, il quale la esorta a comporre musica. Ma Nannerl è una ragazza e le ragazze non hanno il diritto di comporre...

Nella realtà, in quel periodo della vita di Nannerl Mozart deve essersi evidenziata la disparità di trattamento, in famiglia, tra lei e il fratello minore, che gradualmente compromise il loro rapporto fino a interromperlo del tutto. Finché erano una coppia di bambini prodigio, avevano gli stessi diritti e doveri; quando lei divenne una signorina, non era più spendibile come fenomeno (e ovviamente non avrebbe mai potuto comporre). Wolfgang, invece, restava fenomenale. Era bassino e sembrava anche più piccolo della sua età. E componeva come un fiume, già in modo mirabile: bisognava investire solo ed esclusivamente su di lui.

Il mio romanzo uscirà in edizione tascabile tra alcuni mesi, nei Bestseller Piemme. La versione del 2006, con copertina rigida e sopraccoperta, si trova nei remainders, anche su Internet. Per il film di René Féret, speriamo nei distributori italiani; altrimenti, dovremo ordinare il DVD.

7 commenti:

  1. Quando si scrive un romanzo storico, si parte da un nucleo di informazioni tramandate che appartiene a tutti. E' come condividere la stessa ispirazione. Ma le situazioni vanno considerate caso per caso. Nel mio, si trattava di un luogo dove sono stato partorito. La mia vita è cominciata lì, nei locali dell'Orfanotrofio della Pietà, che nel frattempo era diventato reparto di ostetricia dell'Ospedale Civile, ed è proseguita fuori da quell'edificio, in famiglia, presso genitori che mi hanno amato. Ai tempi di Vivaldi (e prima, e dopo) invece, i piccoli venivano abbandonati e crescevano lì dentro, catturati da quel posto; alcuni vi rimanevano per sempre. Avevo dunque un fortissimo legame personale con quel luogo, intensamente intimo, le orfane musiciste che vi erano attive per me erano una specie di sorelle dal destino opposto e simmetrico al mio; non volevo che questo mio rapporto venisse sfuocato da fantasie e immaginazioni altrui, di altri romanzieri. Ho invece letto tutto il possibile di storico, documentario, frequentando anche convegni per addetti ai lavori, assistendo a concerti in loco, ecc. Lo ripeto: non c'è una regola generale, non c'è una ricetta o un modo "giusto" per scrivere romanzi storici, e per scrivere in generale. Ogni libro fa storia a sé, anche nell'ideazione e nella stesura. Poi, siamo d'accordo che copiare è illecito. E anche rubare, direi.

    Tiziano Scarpa

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  2. Molte grazie a Tiziano Scarpa per l'inatteso e prezioso chiarimento. Forse la differenza tra "rubare" e "copiare" è sottile ed è più evidente se ci riferisce al teatro, piuttosto che alla letteratura. Immagino che se fosse dichiarato illecito nutrirsi di spunti, suggestioni eccetera dal mondo, anche letterario, che ci circonda, non si scriverebbe più nulla... immagino che l'autore esprima la propria origininalità, e fornisca il proprio contributo, nel modo personale nel quale li rielabora e li ricrea.

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  3. Ricambio il ringraziamento.
    Un saluto
    Tiziano Scarpa

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  4. Sono d'accordo con Rita, è sempre la grandezza dell'autore, la capacità di scrittura, che determinano e rendono personale un'opera letteraria. Penso a Madame Bovary, una storia banalissima, una trama semplicissima ma scritta da Flaubert è diventata un capolavoro.

    Salvo Zappulla

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  5. Anche se in ritardo, ho inserito qui http://ladyreading.forumfree.it un collegamento a questo bel blog.
    Sarebbe davvero interessante leggere un suo personale commento al film e rilevare analogie e differenze tra la narrazione cinematografica e il suo libro. Proprio perché il regista ha volutamente privilegiato il proprio punto di vista, trovo utile cogliere i punti in comune tra le due opere.

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  6. Molte grazie dei complimenti, del collegamento dal vostro bel forum e dell'invito ad approfondire l'argomento di questo post. Purtroppo però non ho ancora visto il film di Féret; ho solo letto la sceneggiatura, che potrebbe anche essere piuttosto diversa dall'opera compiuta. Quindi non saprei proprio come destreggiarmi. Spero di riuscire a vederlo quanto prima. A presto!

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