lunedì 13 dicembre 2010

Santa Lucia nella Divina Commedia. La speranza, la grazia illuminante e l’aquila di giustizia

Annalisa Stancanelli per non solo Mozart
Santa Lucia in un corteo di santi e sante,
dal mosaico di Sant'Apollinare Nuovo a Ravenna
qui ti posò/ e pria mi dimostraro/
gli occhi suoi belli quell’entrata aperta;
poi ella e ‘l sonno ad una se n’andaro...
Purgatorio, canto IX, vv. 61-63

La luce è un motivo-guida della Commedia dantesca; l’assenza di luce sottolinea la lontananza da Dio e lo smarrimento nel mondo del peccato e di conseguenza la punizione nell’Inferno; un debole chiarore e un aumento impercettibile di luminosità, al contrario, annunciano l’inizio del difficile cammino di redenzione. I lumi del Paradiso, lo splendore delle anime, l’illuminarsi del volto di Beatrice ci avvertono della presenza di Dio, sempre più vicina, quella presenza cercata e agognata per tutto il viaggio oltremondano. In una “mirabile visione” di tal genere non poteva mancare la santa della vista, degli occhi, della luce, appunto.

Anzi, all’interno di questo complesso sistema Dante conferisce alla santa, protettrice dei poeti e degli artisti, ruoli differenti ma tutti di fondamentale importanza spirituale. Santa Lucia, martire siracusana, fu “in somma venerazione” da parte di Dante e, secondo il Giacalone, rappresenta la speranza; dissertando sulle tre donne benedette del II Canto dell’Inferno, seguendo gli scritti di San Tommaso, in particolare (Summa Theologiae II, II, 17,7 e la Summa contra gentiles),

e tenendo conto dell’interpretazione figurale di Dante, Maria, oltre ad essere storicamente la madre di Gesù, simboleggia la carità; Lucia, oltre ad essere la martire siracusana storicamente vissuta e martirizzata e la santa venerata dal poeta, simboleggia la speranza e Beatrice la fede.
[DANTE ALIGHIERI, La Divina Commedia, Inferno, G. GIACALONE (a cura di), Angelo Signorelli Editore, Roma 1983, p. 28].

Per altri commentatori, invece, Lucia simboleggia la grazia illuminante forse per il nome, “Lucia lucens”. All’interno della creazione poetica della Commedia ciò che colpisce è il modo in cui Dante descrive la martire siracusana e il ruolo fondamentale di salvezza che le attribuisce. Dopo l’intercessione della Vergine Maria, la grazia preveniente, è Lucia che si muove e si reca da Beatrice, la Teologia, le rammenta “il suo amico” e le chiede di intervenire per il suo fedele, perso nella selva oscura del buio del peccato. Lucia è appellata da Dante come “nimica di ciascun crudele”, evidenziandone la fierezza, con una formula che allude anche alla carità che è inerente all’atto della grazia.

Il fatto che Dante si proclami “fedele” della santa sembra alludere, inoltre, a una precisa notizia biografica poiché si è supposto che, in seguito ad una malattia agli occhi di cui narra nel Convivio (III; IX,15), le fosse particolarmente devoto. Jacopo di Dante racconta come il Poeta professasse una devozione speciale nei confronti della santa siracusana, poiché aveva ottenuto da lei la guarigione dopo averne invocato l’intercessione. Come nella realtà biografica Lucia aveva ridato la vista e la salute, agli occhi di Dante nella Commedia ridava la luce al suo animo peccatore mandandogli in aiuto Beatrice che, come scrivono Brunella Bruno ed Elisabetta Ferrarini,

senza tema alcuna si muove fino agli Inferi per far completare al suo fedele l’itinerario già intrapreso nell’età giovanile.
[B. BRUNO, E. FERRARINI, Lectura Dantis, Società Dante Alighieri, Comitato di Siracusa, Siracusa 2000, p. 77].

Ma il ruolo di Lucia nella Commedia non è terminato, anzi, la donna dagli “occhi belli” sarà ancora protagonista nella cantica del Purgatorio (IX 52-63) quando non invierà alcuno a salvare Dante ma scenderà personalmente dal suo “loco beato” per agevolarne il viaggio in un punto particolarmente difficile in cui Dante inizia a percorrere la via del pentimento e dell’espiazione, la salita delle sette cornici purgatoriali.

Dante in un affresco di Luca Signorelli
Mentre il Poeta dorme, Lucia lo prende nelle sue braccia dolcemente e lo posa davanti all’ingresso del Purgatorio; l’episodio è narrato ponendo in evidenza la soavità e la fermezza della santa. L’espressione “sovra li fiori”, che precede l’apparire di Lucia, ad esempio, mette in evidenza la leggerezza dell’incedere. Scrive il Poeta: “Venne una donna e disse: I’ son Lucia, lasciatemi pigliar costui che dorme; / sì l’agevolerò per la sua via.” E ancora Virgilio racconta, sottolineando la dolcezza degli atti della santa e la sua leggerezza, come d’immagine da sogno, appena si fu fatto giorno “qui ti posò/ e pria mi dimostraro/ gli occhi suoi belli quell’entrata aperta; poi ella e ‘l sonno ad una se n’andaro”.

Poco prima in sogno il Poeta aveva visto un’aquila pronta a calare e gli era sembrato di trovarsi sul Monte Ida dove fu rapito Ganimede che fu innalzato al Monte Olimpo; il richiamo mitologico serve al Poeta a circondare il sogno stesso di un alone favoloso e a rendere l’atmosfera di prodigio che caratterizza la vicenda di Lucia che trasporta Dante dalla valletta alla porta del Purgatorio. L’aquila è la forma assunta da Lucia nella seconda cantica che rappresenta per alcuni critici la grazia divina come aquila di giustizia.

Proprio nell’aquila molti hanno ravvisato la voce unitaria di quella giustizia primigenia che ha la sua fonte in Dio, rappresentazione iconografica di quella consonanza della volontà terrena e celeste che si specifica nel profilo particolare, ma sommo dello ius.
[L. COGLIEVINA, Beatrice: il segno e l’assenza, in Beatrice nell’opera di Dante e nella memoria europea 1290-1990, Atti del Convegno Internazionale 10-14 dicembre 1990, a cura di M. Picchio Simonelli, Firenze, Ed. Cadmo 1994, p. 215].

L’aquila è l’equivalente dello ius, in essa confluisce la riflessione intorno al concetto di diritto-giustizia, ius come prodotto di Dio. Ed è

perfetto analogo della di Lui perfezione, quando lo si legga nella prospettiva universale e politica, prima che individuale che vede nel massimo bene della società civile, la giustizia rispecchiato il Bene Sommo
[L. COGLIEVINA, cit., p. 215]

di cui è misura Dio, fonte del “giusto” che è nucleo fondante della “Drittura” che Dante aveva letto in Aristotele, “la più perfetta di tutte le virtù”, già trattata nella canzone Tre donne intorno al cor mi son venute. Una verità morale, che l'uomo giusto conosce a occhi chiusi, e di cui è appunto simbolo, nella Divina Commedia, santa Lucia, “nimica di ciascun crudele”, poiché “la crudeltà è il contrario della pietà, della carità, tagliando la via alla speranza; pertanto Lucia interviene tempestivamente (si mosse e venne) in favore della carità, cioè di Maria” [Giacalone, cit.].

Dante in un ritratto di Agnolo di Cosimo Bronzino
L’accostamento all’aquila della santa siracusana nelle vicende del IX Canto del Purgatorio è di particolare rilievo poiché l’aquila pone un punto di contatto tra la tematica religiosa e quella politico-sociale; nel Paradiso Dante, nel cielo di Giove, si rivolge ai giusti “reggitori” di popoli che compongono “in forma di lumi, un’Aquila, simbolo dell’Impero e della Giustizia” [F. P. PEREZ, La Beatrice svelata, F. Orestano (a cura di), 2° ed. Molfetta, S.T. Apicella 1936, in 8°, p.226] e l’aquila è sempre stata il simbolo dell’Impero; così il Perez nel lontano 1865 asseriva l’esistenza del legame fra l’Impero e quella che lui riteneva l’allegoria dello stesso, cioè Beatrice, dallo studioso palermitano identificata con l’Intelligenza attiva di matrice aristotelica.

Nel Purgatorio, quindi, Lucia riveste una notevole importanza oltre che a livello compositivo e narrativo, anche dal punto di vista simbolico; il Purgatorio, come è stato scritto recentemente,

dal punto di vista del progetto di intervento sulla dimensione politica e religiosa globalmente intese si configura come un’indicazione del percorso da seguire per uscire dalla condizione dell’errore; e riguarda tanto la prospettiva individuale che sociale.
[AA.VV., La scrittura e l’interpretazione, vol. I, tomo I, Palumbo Ed. 2002, p. 251].

Il viaggio di Dante, infatti, con la presenza della guida di Virgilio, cantore delle imprese di Enea sceso nell’Inferno, a cui era stato concesso il privilegio di una missione redentrice tanto per il mondo temporale che per quello spirituale, possiede “una prospettiva bivalente, capace di redimere il mondo che mal vive, intervenendo sulla situazione storica della società umana per modificarla e riportarla sulla giusta via del bene e della giustizia e della salvezza”. [Giacalone, cit.].

Santa Lucia, la speranza, la rappresentante della giustizia divina contro l’ingiustizia terrena, la “luce” che salva l’uomo smarrito nell’oscurità del peccato, colei che avvia il cammino di salvezza e riscatto nel Purgatorio, per ringraziamento dal suo “fedele”, viene posta nella “beata corte del cielo” accanto ad Anna, madre della Vergine, a Mosè e a San Giovanni Evangelista; così Dante rende un ultimo saluto alla santa che si era mossa due volte in suo aiuto: “E contro al maggiore Padre di famiglia/ Siede Lucia, che mosse la tua Donna,/ quando chinavi a ruinar le ciglia”. Quando Dante chiude gli occhi davanti al precipizio del peccato, s’incammina verso il buio e l’oscurità, è la santa della luce che interviene poiché è la luce della fede che sveglia dal sonno dell’errore.

Articolo di Annalisa Stancanelli, giornalista.

2 commenti:

  1. Articolo molto ben fatto, complimenti all'autrice

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  2. splendido articolo

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