Al termine di una fase pre-elettorale piuttosto turbolenta, e nel secondo e ultimo giorno delle elezioni regionali, pubblico un’intervista esclusiva con Lucia Poli, interprete di un teatro che volentieri si ispira a testi letterari e che lei stessa definisce “politico”. L’attrice è reduce dal terzo anno di tournée dello spettacolo Il diario di Eva, ispirato a un famoso testo che Mark Twain scrisse per sostenere le teorie di Darwin. “Twain voleva dimostrare, con questa sua fantasia paradossale” spiega Lucia “come l’ottusità di un certo pensiero religioso sbagli a non riconoscere l’evoluzionismo e la scienza. Si tratta di temi ancora attuali. Oggi, nonostante tutto quel che è stato dimostrato, torna a galla il creazionismo.”Si parla spesso dell’influenza che la televisione e il cinema hanno sulle preferenze elettorali. Facendo le debite proporzioni numeriche, tu credi che il teatro possa spostare il consenso politico?
Che il teatro sia politica, questo è indubbio; che possa influire direttamente sui voti no, non lo credo. In questo la televisione è molto più forte, essendo più diffusa e anche più autorevole per le persone meno provvedute, che magari da sole non saprebbero orientarsi e possono essere più facilmente trascinate. Il pubblico che va a teatro, invece, di solito ha già la sua idea. E’ un pubblico elitario, che sceglie di andarci, e normalmente opta per gli spettacoli che ritiene più vicini alla sua idea non solo estetica, ma anche politica.
Qual è la valenza politica del teatro?

