Occorre leggere molto e andare molto a teatro. Dacia Maraini: “Alcune persone pretendono di scrivere per il teatro senza leggere di teatro e senza andare a teatro. Io non credo nell’ingenuità artistica. L’arte non viene fuori dall’ignoranza o dal candore: l’arte è sempre conoscenza. Non è vero che è più genuino chi non conosce o non pratica il teatro. Chi non conosce la letteratura, la storia della musica, la storia delle arti, non può fare qualcosa di originale. Nessuno si sveglia improvvisamente e reinventa il teatro. Non si può prescindere dai modelli: l’arte è una catena di esperienze.”
lunedì 25 ottobre 2010
I corsi di drammaturgia e scrittura servono a qualcosa?
Occorre leggere molto e andare molto a teatro. Dacia Maraini: “Alcune persone pretendono di scrivere per il teatro senza leggere di teatro e senza andare a teatro. Io non credo nell’ingenuità artistica. L’arte non viene fuori dall’ignoranza o dal candore: l’arte è sempre conoscenza. Non è vero che è più genuino chi non conosce o non pratica il teatro. Chi non conosce la letteratura, la storia della musica, la storia delle arti, non può fare qualcosa di originale. Nessuno si sveglia improvvisamente e reinventa il teatro. Non si può prescindere dai modelli: l’arte è una catena di esperienze.”
Argomenti:
Letteratura,
Scrivere,
Teatro
lunedì 18 ottobre 2010
Gli oggetti d’arte “MatchBoox”: microracconti illustrati in una scatoletta di fiammiferi
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Avendo appena smesso di fumare, l’idea che una scatoletta di fiammiferi possa essere utilizzata in modi più utili e creativi che non l’accensione di una “fumogena” mi entusiasma. E poi sono felicemente coinvolta in questo progetto.
“È cominciato tutto in una cantina” raccontano Xavier ed Emmanuel van Leeuwe, fondatori di MatchBoox. “La cantina di nostro zio, l’artista Richard Meier, che vive in Francia. Da piccoli non vedevamo l’ora di andare a Metz, dalla nativa Olanda, per trascorrervi un fine settimana. In quella cantina lo zio creava, insieme ad altri artisti, bellissimi libri illustrati. Al mattino si sentiva un piacevole odore di inchiostro, carta e colla. Il luogo era così pieno di promesse. E quando avevamo il permesso di scartabellare, diveniva il nostro regno. Lo zio ci mostrava come rilegare, ripiegare, calcolare dove mettere ogni singola pagina di un libro d’arte, realizzato interamente a mano.”
“In seguito, dopo essersi trasferito nel Sud della Francia e aver trasformato un antico convento in una casa editrice, Richard ci propose di creare insieme un nuovo progetto: realizzare libri d’arte così piccoli da poter essere racchiusi in una scatola di fiammiferi. S’erano già visti testi classici sistemati in pacchetti di sigarette; ma noi non volevamo creare semplici libri in miniatura. Volevamo che il fiammifero rappresentasse la scintilla creativa originaria. Volevamo inoltre che tutti i partecipanti al progetto potessero godere della massima libertà espressiva.”
“Optammo per la ripiegatura dei fogli a fisarmonica, che è chiamata ‘Leporello’, dal personaggio del Don Giovanni. Nell’opera di Mozart, quando Leporello fa a un’orripilata Donna Elvira l’elenco delle amanti del suo padrone, il famoso ‘catalogo’, secondo la tradizione lo legge da un foglio ripiegato a fisarmonica. Optammo per una forma e una struttura dell’oggetto molto curata, che rende peraltro necessaria la lavorazione a mano: realizzare a macchina i nostri Matchboox non sarebbe possibile.”
“Invitammo scrittori e artisti affermati ed emergenti, olandesi e francesi, e anche alcune personalità dei media, a unirsi a noi. Organizzammo nel Museo d’Arte Moderna di Nîmes un’esibizione dei MatchBoox, che poi furono scelti per essere regolarmente esposti presso il Museo d’Arte Moderna e Contemporanea di Strasburgo e la Biblioteca Nazionale di Parigi.”
Argomenti:
Arti figurative,
Libri
lunedì 11 ottobre 2010
Cinque domande a Loredana Lipperini, autrice di “Non è un paese per vecchie”. Feltrinelli Editore
Sono molto felice di riaprire la rubrica delle interviste, dopo la pausa estiva, con Loredana Lipperini. Le domande e le relative risposte stavolta sono più di cinque; ma avendo avuto la possibilità di raggiungere la saggista, giornalista, conduttrice radiofonica tra una puntata di Fahrenheit e una presentazione del suo ultimo libro, non mi sono lasciata sfuggire l’occasione di parlare con lei il più a lungo possibile.Per le note biografiche vi rimando alla voce di Wikipedia. Qui mi limiterò a ricordare il suo precedente lavoro Ancora dalla parte delle bambine (Feltrinelli, 2007), nel quale Loredana si è occupata di una delle cosiddette “fasce deboli”, quella dell’infanzia, “che è forse tanto più debole quanto più è sotto i riflettori” dice. Non è un paese per vecchie si occupa di femminile e discriminazione in modo diverso: se le “bambine” individuavano una società standardizzata, qui lo sguardo dell’autrice si sposta su un mondo che non accetta l’invecchiamento.
1. Loredana, perché hai deciso di occuparti di questo argomento?
Mi infastidiva profondamente l’idea che i vecchi fossero in qualche modo invisibili. La nostra società è profondamente radicata nel presente ed è quindi abbarbicata al mito della giovinezza. Non si riesce a concepire la fine, o il modificarsi, di un ciclo vitale; invecchiare e morire è considerata una cosa da perdenti. Mi infastidiva inoltre che si continuasse a pensare che i mali del mondo fossero dovuti alle persone più anziane, che porterebbero via il lavoro ai giovani... laddove le cifre dicono che non è così. In Italia lavora solo il 38% della popolazione tra i 51 e i 64 anni, contro il 70% della Svezia. Anzi, esiste una risoluzione dell’Unione Europea della quale non si parla mai, che ci avrebbe imposto di arrivare a un 50% dal quale siamo ben lontani.
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