venerdì 25 marzo 2011

L’Islam nell’Europa del Medioevo

Anna Burchi per non solo Mozart

Granada, Alhambra, esterno

Oggi, secondo giorno di gennaio del presente anno novantadue, la città di Granada si è arresa a noi con l'Alhambra e tutte le fortificazioni che la costituiscono [...]. Comunico a Vostra Santità una così grande fortuna, ossia che dopo tante pene, spese, sacrifici di vite e di sangue dei nostri sudditi e regnicoli, questo regno di Granada, che per settecentottanta anni è stato occupato dagli Infedeli, sotto il vostro regno e col vostro aiuto è stato conquistato.

Così Ferdinando il Cattolico comunicava a papa Innocenzo VIII la resa di Granada, ultima roccaforte musulmana in Spagna ed ultimo atto della lunga guerra di Reconquista cristiana dei territori islamici nella Penisola Iberica.

Granada, Alhambra,
Patio dei Leoni
Il ricongiungimento di Granada alla cristianità segnò altresì contestualmente la fine di una presenza sociale e culturale “altra” che per oltre sette secoli convisse, in forme e modi sempre diversi, con la cultura occidentale interagendo con essa e alimentandola fecondamente.

Nato nella Penisola Arabica come nuova religione “rivelata” a Maometto, alla morte del suo Profeta nel 632 d.C. l’Islam si trasforma rapidamente in una potenza politica e religiosa: sotto la spinta di un proselitismo dinamico e trionfante in grado di coagulare ragioni religiose, economiche e politiche, l’Islam diventa protagonista di un’espansione che in meno di un secolo estenderà i propri confini dalla Penisola Iberica alla Cina, facendo del mondo arabo-musulmano la più grande potenza del vecchio mondo.

Il processo di questa espansione costituisce pertanto innegabilmente uno dei fatti più significativi per la storia dell’umanità, sia per le novità ed i rivolgimenti che esso ha portato, sia per il peso rilevante che il mondo islamico ha avuto in e sull’Occidente.

L’acquisizione di gran parte dei territori dell’impero bizantino e la completa disfatta di quello sassanide determinarono l’assorbimento di modelli culturali e di cerimoniali del potere cui la rude natura degli abitatori del deserto arabico non poté restare indifferente. Ecco allora il califfato di Baghdad trasformarsi in una sontuosa corte orientale ove, se nella sfera pubblica restano confinati i rigidi precetti della nuova religione, nel privato viceversa si importano lussi e raffinatezze degni dei regni ellenistici del passato.

Mezquita di Cordoba, interno
Affacciatisi sulla sponda africana del Mediterraneo e trasformatisi rapidamente da pastori nomadi in efficienti soldati e marinai, gli arabi si apprestano sbarcare in Europa: nel 711 lo fanno nella Penisola Iberica dove si impiantano per quasi ottocento anni dando vita ad una civiltà, quella di al Andalus che sarà uno dei punti focali della storia e della cultura medioevali.

Nell’827 sbarcano in Sicilia dove per due secoli e mezzo faranno della capitale Balarm una delle città più grandi e vitali del Mediterraneo al punto che la successiva dominazione normanna impronterà il proprio regno su un pragmatico ed efficiente sincretismo nel quale l’elemento arabo sarà ancora, per oltre un secolo, a tutti gli effetti una componente di primo piano.

Attraverso gli insediamenti islamici di al Andalus e di Sicilia pervennero all’occidente gran parte delle conoscenze filosofiche, scientifiche e matematiche che sono alla base del pensiero moderno mentre, su queste terre, convissero per secoli in un regime di sostanziale reciproca tolleranza genti di razze, lingue e religioni diverse.

Astrolabio andaluso, 1067
Madrid, Museo Archeologico Nazionale

Pur tuttavia gli islamici facevano paura e la loro presenza significò per le popolazioni indigene anche devastazione e razzia. Chiese e città furono oggetto di saccheggi da parte di predoni musulmani - i saraceni - che, per mare o per terra, cercavano ricchi bottini per alimentare i loro commerci: nell’846 l’attacco a Roma alle basiliche di S. Pietro e S. Paolo fuori le mura ne fu un emblematico esempio.

La storia dell’Islam in occidente è stata pertanto anche storia di resistenza e contrasto da parte della cristianità. Dal primo momento della nascita di al Andalus la preoccupazione costante dei confinanti cristiani è stata la reconquista delle terre ove gli arabi si erano insediati: il contemporaneo ritrovamento del corpo di San Giacomo in Galizia e la conseguente nascita del suo culto reso concreto dalla pratica del pellegrinaggio a Compostela, giocano un ruolo sostanziale nel lungo processo della reconquista cristiana, convogliando per secoli verso la Penisola Iberica flussi immensi di uomini e di idee.

Così come sulla sponda orientale del Mediterraneo, per gran parte del Medioevo, il mondo cristiano è stato percorso dall’idea della Crociata necessaria alla liberazione del Santo Sepolcro, supremo simbolo dell’occupazione islamica.

Goffredo di Buglione
Castello della Manta, circa 1420, Cuneo
Si comprende, quindi, come la storia dell’Occidente medioevale sia stata necessariamente anche la storia dell’Islam e come con questa si sia più volte intrecciata nel tempo e nello spazio.

Pertanto, quello che si affacciò sulle sponde del Mediterraneo fu un Medioevo “altro” dai donjons, dai chiostri monastici, dalle cattedrali, dalle signorie comunali e dalle corporazioni d’arti e mestieri. Fu il frutto di una cultura, di una lingua e di una religione nuove che non poté non scontrarsi con il vecchio universo occidentale e bizantino, cristallizzato sulla memoria della romanità. Le regioni europee che furono teatro delle migrazioni e della dominazione islamica, espletarono una funzione di filtro rispetto all’altra civiltà, incontrandosi e confrontandosi con essa: con le armi - spesso e ferocemente - ma soprattutto con la cultura che ciascuno portava con sé. Fu guerra e osmosi, innesto e rigetto, storia e leggenda, arte e scienza.

Al momento dell’epilogo, quando a Granada nel 1492 cadde l’ultima roccaforte islamica in Occidente, rimasero sul campo i pezzi di un grande mosaico che dopo tanta storia oggi abbiamo dimenticato, perso o rimosso ma che ha costituito pur sempre uno degli aspetti fondanti della civiltà contemporanea, sicuramente più nascosto e sconosciuto di altri, ma altrettanto fecondo e significativo.

Articolo di Anna Burchi, storica dell’arte, tra i fondatori de La Serliana.

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