giovedì 7 aprile 2011

Seminario di scrittura: i testi. “L’idillio dei polli defunti” di Coppelia Ortiz

Foto: petercooperuk
Il seminario di scrittura che ho tenuto a Roma presso Spazio Artificio ha avuto alcuni esiti interessanti. Pubblico qui, con il consenso dell’autrice, una scena surreale a due personaggi e coro di polli. Potete stamparla, o crearne una versione Pdf, utilizzando uno dei servizi inclusi nel pulsante Share. Buon divertimento.


L’idillio dei polli defunti
di Coppelia Ortiz

La stanza nuda, con il soffitto basso, presenta un pavimento di mattonelle biancastre, incrostate dalla sporcizia. Le pareti sono coperte di macchie brune di sangue raggrumito. Residui di penne impiastricciate di rosso giacciono nei quattro angoli.  E’ aprile, sono le quattro del pomeriggio e la luce entra fioca dalle feritoie dell’unica finestra aperta, illuminando una cella frigorifera spalancata all’interno della quale s’intravedono dei polli defunti. Poco distante, si staglia nella penombra un cesto per l’immondizia accanto ad un tavolo di marmo, sul quale giacciono abbandonati: un ventilatore da tavolo a elica, una vecchia radio a transistor, uno strofinaccio sporco ed un coltellaccio da macelleria. Sul fondo, accanto alla porta principale, in stridente contrasto con l’ambiente, troneggia un armadio antico con vetrinetta.

Un uomo entra di soppiatto da una porticina laterale. Si guarda intorno furtivo. Sfrega nervosamente il piede destro sulla mattonella dell’ingresso, sembra indeciso. Il suo camice bianco è sporco di sangue; non se ne preoccupa, dato che non lo vede nessuno. Rovescia un secchio di sangue nel lavello. Sposta il tubo dell’acqua, srotolandolo, ed apre il rubinetto. Si ferma ad osservare il getto d’acqua che zampilla e lo dirige sulla prima striscia di mattonelle sudice.

Mentre l’uomo continua a lavorare, dalla cella frigorifera si leva un coro di voci infantili.

POLLI – Noi siamo un’onda di piume vive. Noi sentiamo l’odore del nostro sangue! La nostra gola è ancora dolorante per il taglio del coltello.
UOMO – (continuando a pulire) Zitti voi, anime morte.
POLLI – Il nostro spennatore pensa che siamo corpi senz’anima e trova belle soltanto le nostre piume. Sfacciato! (ridacchiano) Noi siamo qui nella cella frigorifera; ci annoiamo, aspettando di essere impacchettati nel cellofan, e non vediamo l’ora di essere venduti e messi in tavola. Così compiremo, infine, la nostra vera missione esistenziale. Aaahh! (sospiro di sollievo)
UOMO – (con veemenza) Zitti, perdinci. Vi ho detto: zitti!

Una donna dalla capigliatura biondo platino entra dalla porta principale, correndo. Si ferma al centro della stanza con aria sperduta, ansimando. Incrocia lo sguardo sorpreso dell’uomo, lanciando con uno scatto del piede sinistro la scarpa contro il muro.

POLLI – Ehi ragazzi, abbiamo ospiti! (ridacchiano, sempre con voce infantile) Se volete fare le presentazioni, e nel caso pensiate che non siamo alla vostra altezza, sappiate una volta per tutte che il nostro nome e cognome sono: “pennuti defunti - senza paura”! Ooohhh! (esclamazione di stupore)

Nel frattempo, l’uomo ha raggiunto il centro della stanza con il tubo dell’acqua in mano; fissa la donna, ammutolito.

DONNA – (nervosa) Si sposti di lì!
UOMO – Cosa? Chi è lei, scusi? Come ha fatto ad entrare? Io non mi sposto neanche  di un centimetro, sia ben chiaro.
DONNA – (infuriata) Chi sono io?! Ma chi è lei, piuttosto! Io resto qui quanto mi pare e le ripeto: si sposti dalla mia traiettoria! Ha capito bene? Io non ho certo bisogno di presentarmi. Come vede, vado molto di fretta! Io sono la dea della bellezza e dell’eleganza. Incarno la perfezione dell’universo. Sono la donna più ammirata del quartiere! Sono quella che ha sempre ragione. Se lo ricordi!
UOMO – Be’, a vederla non mi sembra che la perfezione si sia mai occupata di lei. E per quanto riguarda l’universo, penso che sia impegnato a fare cose più interessanti al momento … per esempio, vede queste piume qui per terra? Sono le piume di bellissimi volatili, molto più eleganti di lei.
POLLI – Cosa vi piace di noi? Vi sembra che stiamo troppo stretti nella nostra cella fredda? Vi facciamo paura?

Ignorando i polli, la donna fissa con livore l’uomo e senza emettere nemmeno un suono gli si scaglia contro, colpendolo con la testa allo stomaco, come un ariete.

UOMO – (dolorante) Ma cosa ti viene in mente? Sei impazzita? (sembra ricordare qualcosa, si corregge) Ma che dico: lei! E’ impazzita?

Breve pausa. La donna tace, corrugando la fronte, poi gli risponde in un sol fiato.

DONNA – Ho sempre desiderato un cappellino rosso, con la piuma! Me lo regaleresti? (gli fa il verso, sarcastica) Ma che dico: lei! Me lo regalerebbe?
UOMO – (guardandola con ferocia) Che bella novità: un cappellino rosso con la piuma. Ma certo. Pensa  forse ch’io sia un cappellaio? Non ci penso proprio a farle un regalo! E poi, un cappellino rosso con la piuma … il rosso io lo detesto e le piume dei miei bei polli, le tengo tutte per me!
POLLI – Il coltello, lo strofinaccio, il tubo dell’acqua, il cesto dell’immondizia, il secchio per il sangue,  il tavolo di marmo, il ventilatore, la radio, i cappelli … sono forse più belli di noi?
DONNA – (sprezzante, sempre ignorando i polli) Eccolo, il grand’uomo. Incapace di pensare agli altri. Egoista ed egocentrico. Geloso soltanto delle sue piume. Che porcheria!
UOMO – (guardandola con puro odio) Via di qui. Vada via! Gliel’ho già detto, ma lei pensa unicamente al suo cappellino rosso, evidentemente!
DONNA – Ah, sì, io dovrei andarmene? Ma lei chi è per cacciarmi via così? Non vede ch’io incarno il mito dell’estetica? Il cappellino rosso è la mia ciliegina sulla torta!

I due sembrano pronti ad azzuffarsi. Si fissano in silenzio, mentre tornano a levarsi le voci dei polli defunti.

POLLI – Noi non siamo degli esseri umani, ma siamo comunque dei bipedi e magari meno stupidi. Ci limitiamo a razzolare ed a sfamarvi, senza ambire a parlare di politica e di finanza … chi sta meglio di noi? Chi è più affidabile di noi?

Improvvisamente l’uomo chiude con forza la porta della cella frigorifera, prende la donna per mano, la attira a sé e la bacia con trasporto. Poi si stacca da lei e la osserva con desiderio.

UOMO – (cambiando tono) Non porti più la fede, mia cara? Questo posto serba delle sorprese per noi, lo sai? Vieni con me, seguimi! Dietro a questa porta troverai quello che cerchi.

Ancheggiando in modo sbilanciato (è rimasta con una scarpa sola), la donna segue l’uomo verso l’armadio antico con vetrinetta.

UOMO – Ecco, guarda qui.

Apre l’armadio e le indica due mensole colme di completini di lingerie sadomaso, di varie fogge e colori. L’uomo inizia a mostrare alla donna alcuni pezzi di lingerie. Senza prestargli alcuna attenzione, la donna si rimette la scarpa sinistra, si pianta davanti alla cella frigorifera e riapre la porta : afferra un pollo morto e se lo mette in testa.

DONNA – Che bello!
UOMO – Che schifo!

Lei si aggiusta il pollo in testa, come se fosse un cappello, e sotto lo sguardo disgustato dell’uomo si rimira nella vetrinetta dell’armadio antico.

DONNA – Wow. E’ il mio!
UOMO – (cupo) Orribile. Se i miei bei volatili – poveri defunti – potessero assistere a questo turpe spettacolo … scapperebbero via inorriditi.
POLLI – Si ricorda di noi, simpatico! Non possiamo scappare, è vero. Tanto siamo andati via comunque! Hi-Hi-Hi! (ridacchiano, con voce infantile)
DONNA – E’ fatta! Sono bella come Nefertiti. Non trova che mi doni, Monsieur? (compie una giravolta sui talloni)
UOMO – Basta. Adesso è troppo.
DONNA – (esaltata) Barbaro assassino di pennuti!
UOMO – Barbara ci sarai. Sembri una gallina faraona. Smettila.
DONNA – (con aria giuliva) Là, là, là, là! Pìo, pìo, pìo! Coccococcodé!
UOMO – (torvo) Smettila, dai! Stavolta, no. Stavolta no! Ci è venuto male, malissimo. Non so, non so … c’era qualcosa di troppo … non lo farò mai più, questo gioco.
DONNA – (avvicinandosi a lui, seducente) E invece, caro, sei stato di-vi-no! Ancora una volta questo posto non ci ha delusi. Capisci cosa intendo, vero? Stasera: poulet!

Lo bacia, poi lo prende per una mano e, sempre ancheggiando, lo trascina verso la porta principale, dalla quale era entrata. Lui si lascia condurre un po’ di malavoglia, ma è evidentemente tentato. Sulla soglia si volta un istante a guardare la cella frigorifera rimasta aperta, poi, trascinato da lei, sparisce.

Dopo alcuni secondi, dalla porta principale iniziano a provenire suoni a metà tra il passionale e il “pollesco”. I versi dei due crescono di volume, finché …

POLLI – Che romantici! Ooohhh …  (sospiro di apprezzamento)

Buio.

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