giovedì 16 giugno 2011

Cinque domande a Ugo Barbàra

Le mani sugli occhi
di Ugo Barbara, Piemme
Avevo sdegnosamente dichiarato (qui) che avrei chiuso per sempre la rubrica delle interviste con scrittrici e scrittori, “Cinque domande a…”, e invece adesso la riapro. Con Ugo Barbàra e il suo Le mani sugli occhi, Piemme, da poco in libreria: un thriller nel quale torna il personaggio di Vittorio Tanlongo, protagonista di un precedente romanzo dell’autore, Il corruttore, uscito sempre per Piemme nel 2008.

Ha fatto di tutto per cambiare vita, Vittorio Tanlongo, ma il passato non perdona. Quando un certo Jurij Timchenko si presenta richiedendo, come ai vecchi tempi, i suoi servizi come esperto corruttore, Vittorio capisce che non ha scelta. Si troverà invischiato in una faccenda molto più grossa di quanto non possa immaginare, con la famiglia in ostaggio, il suo fedele braccio destro eliminato dai russi e, come preda designata, l’unica donna che abbia amato prima di sua moglie. Liberamente ispirato a una vicenda reale, Le mani sugli occhi indaga in chiave romanzesca le dinamiche che innescano i rialzi del prezzo dell’oro e le speculazioni sul mercato del petrolio, in un thriller che lega malafinanza e politica internazionale.

Ugo Barbàra vive a Roma, dove è a capo della redazione New Media dell’Agenzia Giornalistica Italia. Ha pubblicato con Piemme i romanzi Desidero informarla che le abbiamo trovato un cuore, La notte dei sospetti, Il Corruttore e In terra consacrata. Ha una cattedra di scrittura creativa all’Università La Sapienza di Roma ed è co-fondatore del progetto To report.

1. Ugo, perché hai scritto questo nuovo romanzo? Non riuscivi a liberarti del tuo personaggio, o quando lavoravi a Il corruttore avevi già in mente un seguito?

O magari è Vittorio Tanlongo – il mio personaggio – che non riesce a liberarsi di me: tutto sommato il protagonista de Il Corruttore è più reale di quanto si possa credere o sospettare! Quando ho messo la parola fine al Corruttore non pensavo a un ritorno di Tanlongo, né lui immaginava di essere nuovamente chiamato sulla scena. Poi – grazie anche al successo che aveva avuto – mi sono chiesto se non fosse un peccato abbandonare un personaggio che forse è il più compiuto della mia galleria, il più complesso e il più maturo. E’ bastato imbattermi in un articolo su un clamoroso sequestro di bond statunitensi alla dogana di Chiasso per trovarmi a pensare: “ecco una storia perfetta per Vittorio Tanlongo”.

2. C’è qualcosa di te in Tanlongo? E più in generale, quanto della tua esperienza personale confluisce nei tuoi romanzi?

Mentirei se dicessi che non c’è nulla di me in Tanlongo, ma lui è molto più spregiudicato di quanto potrò mai esserlo. E non è neanche il tipo di persona che vorrei essere. Senza dubbio, però, è uno che mi piacerebbe incontrare, anche a costo di correre il rischio di lasciarmi irretire, perché Vittorio non è certo uomo da fare conoscenze casuali…

Più che della mia esperienza personale quello che confluisce molto in questa storia – nelle mie storie in generale – è la mia esperienza professionale. Facendo il giornalista mi sono imbattuto in persone come Tanlongo, ma anche come Federica Assioli, il magistrato integerrimo che deve corrompere; Sonia Folaga, il funzionario ambizioso e ligio; e tanti, ma davvero tanti Gerace. Lasciamo ai lettori scoprire di chi si tratta!

3. Cosa ti attira del thriller, e quali sono i tuoi autori preferiti in questo genere?

Nulla nella scrittura aiuta più della lettura. Non sono un autentico cultore di un genere: non sono di quelli che si leggono tutti i thriller, i noir o i gialli che escono. Mi piacciono Connelly, Grosham, Winslow, ma non capita mai che ne legga uno appresso all’altro perché ho bisogno di spezzare le abitudini di lettura. I generi letterari sono un po’ come gli amici: fissarsi su uno solo può diventare noioso o addirittura patologico; frequentarne tanti serve ad aprire la mente, pur mantenendo dei favoriti. Ad esempio, non sono un fan dei fantasy né degli horror, mentre ho una venerazione per gli autori ebrei, da Roth a De Winter. Lo stesso vale per la scrittura: non voglio legarmi troppo al thriller e del resto non considero Il Corruttore un romanzo di genere, ma un romanzo tout-court. Mentre mi rendo conto che In terra consacrata e Le mani sugli occhi sono più facilmente incasellabili in questo filone. Non sono neppure sicuro che il prossimo romanzo sarà un thriller, né che avrà Tanlongo come protagonista, mentre so che prima o poi ci sarà un terzo ‘capitolo’ a lui dedicato, perché Le mani sugli occhi, come Il Corruttore, lascia aperte domande alle quali è giusto dare risposta.

4. Visto che ci troviamo su un blog: ritieni che Internet abbia cambiato, e possa ancora cambiare, la lettura e la scrittura?

Internet sta senza dubbio rivoluzionando sia la scrittura che la lettura, ma è un percorso talmente lungo e tortuoso che non possiamo pensare di valutarne le conseguenze né gli esiti già adesso. In fondo la rete, con la complessità con cui noi la conosciamo, è ancora piuttosto giovane. Di certo si andrà verso una scrittura più sincopata, in cui le frasi secche e i periodi essenziali avranno la meglio sui paragrafi da 20 righe senza un punto. La formattazione da blog o da social network, così ritmica, sarà più facilmente riconoscibile, almeno fino a quando anche sul web la cultura delle immagini non prenderà definitivamente il sopravvento su quella delle parole e allora dovremo tutti reinventarci sceneggiatori per filmati da 60 secondi. Del resto il successo dei booktrailer sul web la dice lunga.

5. Visto che sei anche un giornalista: che futuro vedi per giornali e riviste di carta, nell’era di Internet?

L’iPad e gli altri tablet, così come qualunque altro device verrà in futuro, saranno la salvezza delle testate e dei giornalisti, ma la morte dei giornali. Nessuno – a parte l’esigua categoria dei poligrafici – ha interesse a mantenere una struttura onerosa come quella della stampa e della distribuzione che oggi pesa così tanto sui costi dell’informazione. E se gli editori potranno investire di più, lo faranno nel giornalismo di qualità: quello che davvero farà la differenza fra una testata e l’altra. Se, ad esempio, oggi solo una infinitesima parte di quella già piccola porzione di lettori di giornali legge più di un quotidiano al giorno, il web rende possibile un raffronto più rapido tra le testate e uno strumento come Google News lo fa addirittura in automatico. Nel futuro i lettori avranno più testate di riferimento e un panorama qualitativamente sempre più ampio e alto al quale guardare e di questo gli editori dovranno tenere conto. Spariranno le edicole e la bella abitudine di comprare il giornale per strada, ma non sarà così male poter restare a poltrire a letto con a disposizione decine e decine di pubblicazioni da sfogliare con una spesa contenuta e uno strumento che pesa (oggi) poche centinaia di grammi.

Grazie, Ugo! E per maggiori informazioni su Le mani sugli occhi potete consultare il sito ufficiale dell’autore, oppure il suo blog.



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