domenica 26 giugno 2011

Unità d’Italia, antichi e nuovi fermenti

Ieri si è concluso il Premio Città di Ostia, conferito a Franco Loi dalla giuria presieduta da Davide Rondoni. Il quarantennale di questo premio di poesia ha coinciso con il 150esimo anniversario dell’Unità d’Italia. Desidero riportare alcune parole di Davide Rondoni a tal proposito:

Si sa che la nostra patria l’han sognata e disegnata i poeti. Qualcuno pensa che questo sia il suo vizio d’origine, ciò per cui non si compie, sembra non compiersi mai una nazione italiana come costoro - politici, storici, sociologi, banchieri etc - la vorrebbero. Invece il fatto d’esser stata concepita e vista nel desiderio dei poeti è la garanzia della diversità dell’Italia da tutte le altre patrie. Noi siamo un desiderio, l’Italia è una aspirazione e se cessa di esserlo scompare. Scompare l’energia che ne ha realizzato le bellezze invidiate in tutto il mondo. L’energia che ancora la crea desiderandola. Gli italiani non amano mai l’Italia che c’è già, ma la desiderano sempre. Anche i poeti la deprecano, la coprono di lamenti - da sud al nord - e di contumelie. Ma desiderano che esistano la terra e la lingua di Francesco, di Jacopone, di Dante, Petrarca, Michelangelo, Manzoni, Ungaretti... e dei prossimi poeti e scrittori che si stanno presentando. Si stanno muovendo in questa Italia che pare immobile e al tempo stesso febbrile, in altri drammatici crocevia della sua storia, ancora a riconoscere il proprio volto.

Sono stati conferiti altri premi, tra i quali quello per la direzione artistica del festival Divinamente Roma a Pamela Villoresi. Ecco uno stralcio dalla motivazione che, in qualità di membro della giuria, ho enunciato:

Il festival della Spiritualità Divinamente Roma si è tenuto nello scorso aprile, in diversi luoghi di grande valore storico-artistico della capitale, tra i quali: le Basiliche di Santa Cecilia e Santa Maria in Trastevere; Villa Piccolomini, complesso rinascimentale gestito da una fondazione il cui scopo è sostenere gli attori anziani e indigenti; e il Teatro Valle, all’interno del quale proprio in questi giorni è in corso una discussione sulla possibilità di creare un nuovo modello di politica culturale.

E’ un riferimento all’occupazione del Teatro Valle, in atto dal 14 giugno. A seguito della soppressione dell’Ente Teatrale Italiano, l’attività del più antico teatro della capitale (fu inaugurato nel 1727 e, per dirne una, nel 1921 vi debuttò Sei personaggi in cerca d’autore di Pirandello) è a rischio. Un gruppo di lavoratrici e lavoratori dello spettacolo, molto efficienti e pienamente rispettosi del luogo, lo mantiene in attività la sera, e nel pomeriggio vi organizza assemblee. Sono intervenuti a dare il loro contributo artistico e intellettuale, tra gli altri, Andrea Camilleri, Francesca Reggiani, Elio Germano con una lettura musicata da Viaggio al termine della notte di Céline...



...e poi Moni Ovadia, Nanni Moretti e Franca Valeri che ha dichiarato: “Sono depressa, perché non ho più vent’anni... ed essere ancora qui, a lottare per il Valle, è una cosa che il destino proprio non mi doveva fare”.



Consiglio vivamente a tutti i romani di farsi partecipi di questo nuovo fermento. E’ una cosa che ha veramente un senso. Spero di riuscire a parlarne più diffusamente nei prossimi giorni. Intanto ecco il programma della serata di oggi, domenica 26 giugno, a partire dalle 21:

  • Anna BonaiutoAlbert di Lev Tolstoj
  • Giulia Weber: La ferita di Sergio Pierattini
  • Rosalia Porcaro: Precari e contenti
  • Diego Giordano: intervento
  • Giampiero Judica e Donatella Finocchiaro: Gioco a due personaggi di Tennessee Williams
  • Fausta Manno e UNIMA: teatro di burattini
  • Piero Brega e Oretta Orengo: musica dal vivo
  • Valentina Carnelutti: intervento
  • Micol Picchioni: arpa e voce
  • Angela Antonini legge Giordano Bruno
  • Musicisti del Teatro dell’Opera e Vincenzo Bolognese
  • Marcello Defant: intervento
  • Margherita Fina: intervento
  • Andrea Noferini: intervento
  • Angelo De Angelis: Mozartiana.

Immagine di apertura: Mammaoca2008.

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