mercoledì 12 ottobre 2011

“Le due vite di Elsa”, “La sorella di Mozart”: ultime voci in rete

Immagine di ssoosay
Le due vite di Elsa

Recensione di Maria Di Lorenzo per In purissimo azzurro

Isteria, sentenziano. E con questa parola pensano di aver detto tutto. Di aver circoscritto la natura di Elsa. E, mettendola in una nicchia precisa, di aver neutralizzato la forza eversiva che cova dentro di lei. Che non è certo ‘matta’, ma più semplicemente è una ‘donna’. Una giovane donna timida e graziosa abitata da un “mondo sanguigno e rovente” che gli altri non comprendono e che rigettano bollandola nell’unico modo che sanno: isterica. Ma Elsa, che ha fatto sempre e solo ciò che gli altri, i suoi familiari, si aspettavano da lei, è solo una ragazza balbuziente, che vive una dolorosa solitudine perché privata della facoltà di esprimersi, di usare la parola, quel “nastro prezioso che mette in relazione gli esseri umani, e li induce a uscire dalla solitudine”.

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Presentazione del romanzo su Flannery. Il forum letterario delle donne che scrivono

Ed eccomi qui, di fronte alla terza prova narrativa della signora Charbonnier. L’aspettavo al varco, consapevole che questo libro rappresenta una tappa fondamentale del suo percorso letterario. Uno scrittore a un certo punto della sua carriera o si appiattisce, si adagia sugli allori delle opere precedenti, o va oltre, spinto dal demone della competitività, dal sacro ardore della continua ricerca, dall’ambizione, dal desiderio di mostrare soprattutto a se stesso che è in grado di scardinare qualsiasi barriera; di possedere il grimaldello per accedere e impadronirsi dei segreti che la scrittura contiene nei suoi meandri più reconditi. L’aspettavo al varco curioso, da lettore innamorato dei suoi scritti, pronto a “vendicarmi” con una sonora stroncatura nel caso mi avesse riservato una delusione.

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La sorella di Mozart

Blog-recensione su Il libro eterno

Le opere di Wolfgang Amadeus Mozart hanno appassionato generazioni di cultori di musica classica, eppure in pochi conoscono la storia di sua sorella maggiore, Maria Anna detta Nannerl, una musicista di talento che non ha potuto esprimere la sua arte a causa delle convenzioni sociali (nel ‘700 le donne non potevano essere violiniste o compositrici). La pittrice Rosa Bonheur diceva che il “genio non ha sesso”, ma per un genitore cinico che vuole agevolare solo la carriera del figlio maschio, il genio creativo non conta. Il romanzo parte con una corrispondenza epistolare tra Nannerl e il Maggiore Armand d’Ippold, padre della sua allieva prediletta, Victoria.

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