Gli agenti letterari. 1: la funzione di “editor”

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Premessa. Aspiranti scrittori, fatevi una cortesia: ignorate le affermazioni che trovate in rete secondo le quali gli agenti letterari, e/o gli “editor” presso le case editrici, interverrebbero pesantemente sui libri prima della loro pubblicazione, in pratica riscrivendoli (quindi l’autore non avrebbe alcun merito: pubblicano solo gli amici degli amici) oppure piallandoli sul piano artistico per renderli appetibili sul piano commerciale (quindi l’autore si sarebbe svenduto: per pubblicare devi rinunciare alla tua integrità).

Sono anni che vagheggio di pubblicare uno o più post a proposito degli agenti letterari come figure indispensabili al fianco degli scrittori, o di coloro che desiderano diventarlo (e sono stata lieta di trovare in rete, tempo fa, questo articolo di Michela Murgia). Ricevo diversi messaggi da scrittori in erba che mi chiedono “come si fa” a pubblicare un libro e a tutti inevitabilmente rispondo: non inviare il tuo testo agli editori, ma proponilo a un agente letterario. Individuare l’editore al quale inviare i tuoi scritti, o aspirante romanziere, è compito dell’agente; spedire personalmente il tuo lavoro a tutte le case editrici d’Italia è una perdita di tempo, e una ripetuta frustrazione che ti consiglio caldamente di risparmiarti. L’agente conosce il mondo editoriale meglio di te e sa quindi chi possa essere eventualmente interessato al tuo lavoro; e quando l’interesse si sarà manifestato, stipulerà per te un contratto migliore di quello che stipuleresti tu. Inoltre, l’agente è il tuo primo editor e può darti consigli preziosi sulla tua scrittura.

Avere un post sul mio blog che esplori questi argomenti, già pronto da inviare a coloro che mi chiedono informazioni, sarebbe un vantaggio – pensavo. Se finalmente mi sono decisa a pubblicare questa pagina, invece, è sull’onda del dolore per una perdita, quella della mia agente, Daniela Bernabò. Perdita sulla quale non mi dilungo per rispettare il riserbo di coloro che ne sono stati colpiti in maniera ben più grave.

Daniela era, tra le altre cose, una editor eccezionale (e perdendo lei l’agenzia - della quale non sono più cliente - ha perso una risorsa di rilievo). Che cos’è un editor eccezionale? Una persona colta, competente e, a differenza vostra, emotivamente distaccata dal vostro scritto. Una persona che sia quindi in grado di analizzarlo, magari in fieri, e individuarne i punti di forza e debolezza; che vi spinga a valorizzare i primi e correggere i secondi, senza suggerirvi soluzioni, ma lasciando che siate voi a trovarle, così da indurvi a creare un’opera artisticamente più valida. Il tutto senza urtare la vostra suscettibilità, giudicando o criticando; non per buona educazione o rispetto personale ma semplicemente perché, se vi sentite attaccati quindi vi irrigidite sulla vostra posizione, non se ne esce più.

Esempio. Nel mio ultimo romanzo Le due vite di Elsa avevo originariamente inserito nel sottofinale un capitolo nel quale il giovane psichiatra Giuseppe d’Ambrosio, personaggio-specchio di Giuseppe Garibaldi (spero che qualcuno abbia letto il libro, così da capire di cosa sto parlando) incontrava un uomo mentalmente disturbato che sosteneva di essere Alexandre Dumas padre. L’episodio nasceva dal fatto che il mio trittico di romanzi storici, così come l’avevo concepito alcuni anni fa, prevedeva un personaggio che dal primo libro torna nel secondo, e un personaggio che dal secondo torna nel terzo (Dumas, appunto). La cosa mi è riuscita discretamente nel secondo caso, poiché il personaggio che riappare (Victoria d’Ippold) è portatore di un contenuto centrale nella storia: non sapere di chi si è figli. Quindi non si tratta di una mera trovata: alla radice c’è un significato profondo.
In questo caso il legame tematico non c’era. C’era solo un pretesto storico (il rapporto di amicizia che vi fu tra Dumas e Garibaldi) e una mia convinzione, probabilmente erronea, della necessità funzionale di quella scena, che doveva motivare Giuseppe a compiere la sua scelta finale. Il tutto, però, rimaneva su un piano di discussione accademica, poco emotiva, proprio nel momento che precede il climax e quindi rischiava di comprometterlo. Col senno di poi, credo di poter affermare che quella scena ammazzasse il romanzo.
Nella tarda estate del 2010, appena finita di leggere la prima stesura, Daniela Bernabò mi chiamò per dirmi che ne era molto soddisfatta. Mi fece alcune piccole annotazioni, lasciando intelligentemente il vero problema al finale della telefonata. “Riguardo al capitolo di Dumas” disse con molta gentilezza “ho un piccolo dubbio, e te lo manifesto per quel che è, poi vedrai tu. Non sarà… un po’ troppo? Come quando si mette troppo sale nella pietanza…”
Da questa sua domanda nacque una riflessione che mi portò alle conclusioni di cui sopra quindi a eliminare del tutto la scena (modificando di conseguenza molte altre cose).
Se lei mi avesse detto la verità, ovvero che quella scena era, se non dannosa, inutile (e tutto, nella scrittura, deve essere necessario) io mi sarei sentita come se mi avesse richiesto l’amputazione di un arto e avrei impiegato molto più tempo per comprendere. E se lei non avesse individuato quella falla, l’avrei magari individuata io stessa (sentivo che qualcosa non andava, eppure ci tenevo così tanto a metterci Dumas…) ma chissà quando. Il processo è stato quindi più rapido, meno accidentato e doloroso e la casa editrice ha ricevuto un lavoro già strutturalmente pronto per la pubblicazione, a vantaggio di tutti.
Ecco cos’è un editor eccezionale. E io non posso che esprimere a Daniela la mia profonda gratitudine per avermi aiutata a crescere, e non solo come scrittrice. Che la terra le sia finalmente lieve.

Non tutte le agenzie letterarie, che io sappia, instaurano con i loro clienti un rapporto di questo genere; ma che lo facciano costituisce, a mio parere, un notevole valore aggiunto.

Nel prossimo post (che pubblicherò la prossima settimana, o la seguente domani, martedì 24 gennaio) mi concentrerò sui criteri in base ai quali orientarsi tra i tanti nominativi di agenti letterari reperibili in rete (in primo luogo, quello di scartare coloro che chiedono denaro per valutare gli inediti). Nell’attesa, per un profilo della professione di grande autorevolezza, e per capire definitivamente, e senza più dubbi, perché avere un agente rappresenta un vantaggio da tutti i punti di vista, vi invito a leggere questo articolo di Luigi Bernabò.

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