“Le due vite di Elsa”: intervista e lettura in video



Ho appena letto Acido solforico di Amélie Nothomb, scrittrice che ammiro. Il breve (come tutti i suoi) romanzo, pur occupandosi di altro, contiene alcune riflessioni sul rapporto tra lo scrittore e la sua opera pubblicata. La mansione dell’autore è “amare il suo testo davanti a tutti, ricevere per esso i complimenti, i quodlibet, l’indifferenza. Affrontare certi lettori che denunciano i difetti dell’opera nel momento in cui, se pure avessero ragione, non ci sarebbe più modo di emendarli”.

Sbagliano gli scrittori “che non la smettono mai di discutere del proprio romanzo: a che serve? Non avrebbero reso miglior servigio al loro libro se gli avessero iniettato, al momento della creazione, tutto l’amore necessario? E se non sono stati in grado di fornire quel sostegno al momento opportuno, non sarebbero più utili al proprio testo amandolo comunque, di quell’amore autentico che non si esprime con la logorrea ma con un silenzio rotto solo da parole forti?”

E io che vagheggiavo di chiudere definitivamente l’anno che ha visto la pubblicazione del mio terzo romanzo, Le due vite di Elsa, con alcune mie riflessioni (dopo averne lette e ascoltate tante di altri) sul medesimo!

Ascolto il consiglio di Nothomb e taccio. Mi limito a eleggere la mia recensione preferita, tra tutte quelle uscite nel 2011: l’ha scritta Annalisa Perteghella per Fusiorari (non me ne vogliano gli altri). La trovate sul mio sito.

La mia blog-recensione preferita (idem) è stata pubblicata su Le stanze di Alba: eccola.

Nel video di apertura, un’intervista corredata di interessanti immagini d’epoca: Giovani Italiane all’inizio e l’inaugurazione del monumento ad Anita Garibaldi sul colle del Gianicolo, verso il finale. Qui sotto, invece, una lettura di una pagina; che non riguarda Elsa, la protagonista, ma il suo doppio: Anita. Ancora buon anno a tutti.



(Coloro che ricevono i post per email devono collegarsi al blog per poter vedere i video.)

Etichette: