lunedì 14 maggio 2012

Cinque domande a Eleonora Mazzoni

Le difettose di Eleonora Mazzoni
Einaudi, 2012
Nata a Forlì, Eleonora Mazzoni ha studiato a Bologna: si è laureata in Lettere moderne con il professor Ezio Raimondi e diplomata alla Scuola di Teatro diretta da Alessandra Galante Garrone. In seguito si è trasferita a Roma e ha intrapreso la carriera di attrice. Ha lavorato in teatro (con Franco Branciaroli, Giorgio Albertazzi, Gianfelice Imparato), nel cinema (con Citto Maselli, Eros Puglielli, Eugenio Cappuccio, Giorgio Diritti) e in diverse fiction televisive.

Le difettose è il suo romanzo d’esordio. La protagonista, Carla, ha quasi quarant’anni, un compagno praticamente perfetto, un lavoro stimolante e un certo fascino. Ma non riesce a concepire un figlio. E per una come lei, abituata a centrare l’obiettivo, il senso di fallimento brucia; e l’ossessione della maternità cresce fino a diventare una dipendenza. Le donne che Carla incontra quando tenta la fecondazione assistita si ritrovano tutte in fila, mese dopo mese, a eseguire lo stesso rituale: gli ormoni, il pick-up, il transfer, l’attesa. Conoscono il proprio corpo e i suoi segnali con una precisione maniacale. Usano un oscuro gergo da iniziate. Ma soprattutto, si sentono difettose: sbagliate, manchevoli, incapaci di realizzare il ruolo per il quale dovrebbero essere «biologicamente programmate». Eppure, quelle donne sperimentano l’amicizia e la comprensione, il conforto e il sostegno: e si accorgono di essere tante, tantissime e quindi, forse, un po’ meno sbagliate. Basta raccontare a qualcuno la propria esperienza per scoprire che c’è sempre la sorella di un’amica, l’amica di un’amica, la sorella di un’amica dell’amica che ha una storia simile alla tua…

1. Eleonora, in un’intervista per Vanity Fair hai dichiarato: «avevo una storia da cui partire: la mia». Che cosa ti ha spinta a trasformare la tua vicenda personale in un romanzo?

Per il figlio che faticava ad arrivare e stare più tranquilla mi ero presa un anno sabbatico dal mio lavoro di attrice. Ho però scoperto che la creatività non va in anno sabbatico. E standomene tranquilla a casa ho cominciato a scrivere di una donna cui fatica ad arrivare un figlio. Poi strada facendo mi sono accorta di alcune cose. Che, come dicevi tu prima, eravamo tante, tantissime. Mi sembrava che la realtà premesse perché questo romanzo venisse alla luce. In più mi sembrava che sotto l’argomento figlio e fecondazione artificiale si nascondessero temi più profondi che mi interessavano molto. Il rapporto tra i nostri desideri (tutti, non solo quello di un figlio) e la loro realizzazione, ad esempio. Cosa significa sentirsi falliti (o invece riuscire). Perché la nostra volontà non basta a perseguire quello che ci prefiggiamo. Che rapporto instauriamo con quella parte imponderabile che regola la vita e che possiamo chiamare sorte, destino, karma, Dio. O fortuna, come la definivano i latini, tanto amati da Carla, la protagonista del mio romanzo. Come ultima cosa ho scoperto che scrivere mi piaceva. Tanto. L’avevo sempre fatto durante gli anni del liceo e dell’università. Poi la recitazione mi aveva distolto. Nel momento in cui ho iniziato il libro, la passione per la scrittura è esplosa come una bomba a mano.

2. Che cos’è la scrittura, per Eleonora Mazzoni – che, ricordiamo, è anche attrice?

E’ uno strumento (esattamente come la recitazione) per mettere a fuoco pezzi di realtà e forse per tentare di dare un ordine alle cose, un senso. Ti ricordi quello che dice in Effetto notte Truffaut al suo alter ego Jean-Pierre Léaud (che nel film interpreta un attore)? La vita zoppica per tutti. Invece i film sono più armoniosi, non hanno intoppi, non ci sono rallentamenti. I film vanno avanti come i treni nella notte. Questo per me vale sia come attrice che come scrittrice. L’arte rappresenta la possibilità di una direzione.

Eleonora Mazzoni
3. Quanto c’è di te nella tua protagonista – e nelle altre donne che incontriamo nella tua storia?

Molto. Ma non perché il romanzo nasce, pur non essendo autobiografico, da un’esperienza personale. Ci sarebbe molto anche se parlassi di marziani. Parto sempre dal mio vissuto. Da quello che ho ascoltato, visto, provato, pensato, sofferto. E anche qualcosa di più. Che fa parte di me ma non è racchiuso nel mio io biografico.

4. Nel romanzo ritrai un mondo squisitamente femminile e non riesco a immaginare un uomo che racconti la stessa storia. Ma al di là degli argomenti scelti, per quel che riguarda piuttosto il modo di raccontarli e lo stile adoperato, credi che esista una specificità della “scrittura femminile”?

Mi sembra che, quando si parla di scrittura femminile, soprattutto quando ne parlano certi critici, ti vogliano mettere all’angolo. Come se fosse una categoria, “la scrittura femminile”, un po’ svalutante. Premesso questo posso dire che amo molti scrittori donna. Da Colette alla Oates, dalla Nemirovsky alla O’ Connor… La Mazzucco, la Parrella, la Murgia per restare in Italia. Semplicemente perché sono brave. Punto. Credo che ci siano storie belle e storie poco interessanti. Scritte bene o in modo sciatto. Non credo che esistano differenze di genere. Quando si dice scrittura femminile ci si riferisce a qualcosa di troppo lirico, troppo emotivo o sentimentale, troppo psicologico. Guarda caso dei difetti. Il che la dice lunga.

5. Stai lavorando a un nuovo romanzo? Puoi darci qualche anticipazione?

Durante la gravidanza (passata tutta a letto) dormivo pochissimo. Questo significava avere a disposizione più o meno una ventina di ore al giorno per nove mesi per leggere e scrivere. Mi è sembrata un’occasione irripetibile. Infatti ho letto quasi 200 libri e ho imbastito il nuovo libro. C’è tutto. Plot, personaggi, scene che aspettano solo di essere lavorate meglio. E posso solo dire che ci saranno molti uomini!

Grazie, Eleonora! E per maggiori informazioni su Le difettose potete visitare il sito ufficiale dedicato al romanzo, che riporta diverse recensioni. Nel video, un’intervista con Eleonora Mazzoni realizzata da LinkIesta.




Le difettose si può ordinare su:


Se non vuoi perdere le prossime interviste:

Nessun commento:

Posta un commento