mercoledì 2 maggio 2012

“Gerusalemme perduta” al Piccolo Teatro di Milano

Altre foto dello spettacolo su Flickr
Domani, 3 maggio, debutta al Piccolo Teatro Studio lo spettacolo Gerusalemme perduta, tratto dal libro di Paolo Rumiz e Monika Bulaj, regia di Graziano Piazza (alla cui “seconda” attività di artista figurativo ho dedicato questa pagina). La produzione è di Ravenna Festival, dove lo spettacolo ha debuttato la scorsa estate.

Nel testo, ragazze in chador chiedono la fertilità alla Madonna, ebrei intonano canti islamici, cristiani si prostrano a terra come musulmani e musulmani bevono vino; è dunque lungo le crepe del tanto proclamato “scontro di civiltà” che si dipana il pellegrinaggio degli autori, alle frontiere della spiritualità, fino a terreni inesplorati dove i monoteismi rivelano insospettati spazi di coabitazione. Come a raccogliere le “briciole di Dio”, Monika Bulaj e Paolo Rumiz ci inducono a percorrere un viaggio a ritroso verso una primigenia esperienza religiosa, che qui si fa teatro: parola intrisa di immagini, visioni e musica, quella dell’eclettico Sasha Karlic con i suoi virtuosi.

“Per indicare l’idea del viaggio,” afferma Graziano Piazza “del passaggio di luoghi, culture, incontri/scontri, credo che sia stato necessario indicare come prioritaria la centralità della sonorità, come elemento aggregante, contenitore in grado di accogliere i vari orizzonti toccati. Indicarne l’itinerario attraverso una sensibilità sonora. I vari momenti di parola sono frammenti, impulsi che passano sul palcoscenico, punte di iceberg del magma sonoro, come se la musica formulasse quelle parole, quei suoni, quelle circostanze.”



“I vari personaggi,” prosegue il regista “i racconti, sono prolungamenti del viaggio, sono quelle briciole di Dio che la creazione sonora raccoglie per ritornare a casa. Nella casa comune delle differenze, in quella Gerusalemme perduta che è ritorno. La parola sottintende quasi il melologo. La musica procede nel viaggio. Le parole inseguono insieme ai suoni, i rumori, cercano una collocazione, forse anche un gusto. Il sacro è acustica, cassa armonica, parola nel vuoto e nell’ombra, quasi una danza del silenzio. L’orchestra nella sua centralità vede fluire le immagini dei vari luoghi, e diventa testimone e artefice principale del viaggio: i personaggi, le parole giungono ad essa e tramite essa come frammenti, pennellate sapienti, percezioni sottili, appunto briciole di Dio!”

Altre informazioni sul sito del Piccolo Teatro.

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