lunedì 2 luglio 2012

Amortalità. Piaceri e pericoli del vivere senza età

Amortalità di Catherine Mayer
Iacobelli, 2012
È appena uscito per Iacobelli Editore Amortalità di Catherine Mayer, direttrice di Time Europe. La prefazione è di Lorella Zanardo e la traduzione dall’inglese di Sabina Terziani. Il tema del libro è di grande attualità e in questi ultimi tempi sta coinvolgendo sociologi, psicologi e giornalisti; si tratta della capacità, che alcune persone mostrano, di non invecchiare – ovvero di comportarsi come se la vecchiaia (e la morte) non fossero più all’ordine del giorno.

Il termine “amortalità” appare per la prima volta nel 2009 sul Time fra “Le 10 idee che cambieranno il mondo”. Catherine Mayer ha coniato questo neologismo per definire la confusione con cui oggi tendiamo a percepire le età della vita e descrivendo l’esperienza del vivere senza età che – da Madonna a Mick Jagger, da Woody Allen a Mark Zuckerberg, da nostro padre alla nostra vicina di casa – sta permeando in maniera trasversale il tessuto sociale.

Per gli amortali parlare di età è fuori moda e fuori luogo: essi ignorano l’idea di vecchiaia. Possono essere maniaci del corpo e arrivare a fare uso o abuso di vitamine e ormoni per combattere o prevenire il decadimento; possono anche ricorrere alla chirurgia estetica. Ma gli amortali sono anche quelli che generano figli più tardi degli altri, che continuano a lavorare invece di andare in pensione, che non smettono di inseguire aspirazioni e progetti; persone impegnate, a dispetto dell’età, nel progettare, immaginare, vivere con un senso sempre nuovo e autentico. Perché gli amortali amano la vita.

Il saggio della Mayer indaga l’impatto di questo mutamento e le sue profonde implicazioni nei concetti tradizionali di famiglia, amore, religione, ma anche di lavoro e consumi. All’interno del mondo anglofono il libro è stato recensito da The Independent, The Observer, Irish Independent, The Sydney Morning Herald. Inoltre estratti del libro sono stati pubblicati a puntate sul Time Magazine e su The Observer in Gran Bretagna, e su South Cina Morning in Cina.

Catherine Mayer è americana e vive a Londra, dove dirige il Time Europe. Personaggio mediatico molto noto, partecipa di frequente a dibattiti televisivi. Nel 2010 ha ricevuto un premio (Foreign Press Association Media Award) per la storia di copertina sulla prima visita ufficiale del premier britannico David Cameron negli Stati Uniti. È sposata con Andy Gill dei “Gang Of Four”, leggenda del post-punk inglese.

Amortalità si può ordinare su:

6 commenti:

  1. Senza offesa per chicchessia, trovo il termine e il concetto di amortalità, semplicemente ripugnanti.
    Non è vero che questi sono senza età: sono bloccati a una eterna adolescenza procuratagli dall'accesso alle risorse. Gente che indossa mascheroni di plastica e si intossica di beveroni per mascherare il fatto che, mediamente, il loro amore per la vita è un gretto attaccamento a immagini di sé sempre più vuote: un magnifico metodo per mascherare una depressione che altrimenti sarebbe galoppante. Senza contare poi che il discorsetto dell'amortalità va bene per i consumatori (perché questo e niente altro sono) di categoria alpha.
    I peones invece sono rimasti i soliti scasciati mortali di sempre, pieni di acciacchi e e delusioni.
    Ci mancava l'amortalità, veramente, in questo mondo demente.
    Ciao e scusa l'apparente brutalità (sei un'ospite gentile), ma in un mondo in cui le cose stanno andando sempre un po' di più a schifio, certe cose hanno il potere di farmi imbestialire.

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  2. Massimo, io penso che sia un argomento complesso e che non lo si possa liquidare così in due parole.
    Certo, un'idea di perenne giovinezza fisica e mentale svuotata di ogni altro contenuto può a prima vista apparire agghiacciante e patetica. La chirurgia plastica personalmente la trovo repellente, anche perché crea dei cloni con la stessa maschera e mimica - o meglio, assenza di mimica - facciale. Madonna che ha cinquant'anni suonati ed ancora pretende di fare la trasgressiva sul palco tirandosi la tetta di fuori la trovo ridicola (anche se forse più per la banalità del suo concetto di trasgressione in sé che non per l'ostentazione del corpo nudo).
    In poche parole, trovo ridicoli tutti gli sforzi per allontanare il pensiero della morte che passano attraverso il ringiovanimento coatto del corpo, mentre trovo interessante lo slancio ed il desiderio progettuale che non si assopisce nemmeno a dispetto dell'età. Progettare è bello. Perché uno dovrebbe rinunciare ad un'idea, ad un sogno (penso ad un progetto lavorativo come intraprendere un viaggio o l'andare semplicemente ad un concerto) solo perché "non ha più l'età"? Conosco persone nemmeno tanto anziane che ad un certo punto iniziano a comportarsi come se fossero già morte (ma questo accade anche ai giovani, è infatti un atteggiamento mentale), rinunciano a tutto, smettono di gratificarsi, di amarsi, non fanno attività ricreative, non escono più, si chiudono in casa ad attendere la morte. Preferisco invece quelli che pure con tutti gli acciacchetti di salute si iscrivono ad un corso di pittura o altro perché "non è mai troppo tardi per imparare". Se ce la fanno ancora a lavorare e gli piace perché dovrebbero smettere? Non è mai tardi per vivere nel senso pieno del termine.
    Forse ciò che disturba è l'atteggiamento superficiale con cui si tende ad evitare la vecchiaia, quasi fosse una malattia da evitare a tutti i costi, uno stigma sociale, mentre se vissuta con curiosità è semplicemente una stagione della vita, una stagione che avrà i suoi pro ed i suoi contro.
    Quindi, per concludere, farei un distinguo tra un'amortalità filosofica, profonda, essenziale ed una di superficie, legata solo al ringiovanimento del corpo o ad atteggiamenti seduttivi ridicoli.
    Un saluto a te e ovviamente alla cara Rita. :-)

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  3. @ Biancaneve

    Quello di cui parli e che mi trova completamente d'accordo è semplice vita quotidiana. Le persone che si chiudono in casa ad aspettare la morte sono meno di quello che si pensa. Come minimo equivalgono, se non sono addirittura inferiori, a quelli che cercano di godersi la vita fino alla fine.
    L'essere umano è fondamentalmente "amortale" nel senso che anche di fronte a una montagna di cadaveri pensa fino all'ultimo di essere esonerato dal destino comune. Non c'è nulla da fare, è l'istinto di conservazione che la fa da padrone.
    Quello che mi ripugna nel concetto esposto dalla moglie dell'ex post punk è il consumismo becero e vuoto che c'è dietro, lo yeah del coglione raffigurato in copertina ... l'ennesima puttanata che ci potrebbe essere sull'inserto del corriere. La trovatina per vendere copie tra i tramortiti del vivere postmoderno, postindustriale, post e precrisi.
    Un caro saluto a te, Bianca. D'ora in poi mi chiamerò Livore, come il personaggio di Guzzanti al Pippo Chennedy Show ...

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  4. @Massimo
    Entrambi i tuoi commenti, lungi dal disturbarmi, mi hanno fatto molto ridere. La prima cosa che mi viene da dire è che prima di criticare il concetto, occorrerebbe magari dare un'occhiata al libro... Da un lato la tua obiezione sui consumatori alpha mi sembra sensata, dall'altra mi pare che l'autrice intenda porre l'accento anche sui *pericoli* del vivere senza età, ovvero proprio mascheroni e beveroni.

    @Biancaneve
    Sono d'accordo su tutto! Un caro saluto a te.

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  5. mi piace il concetto, la morte è solo un attimo,e non sai quando ne farai la conoscenza, meglio vivere in modo amortale, sempre

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