domenica 23 giugno 2013

Piccolo ricordo personale di James Gandolfini


Estate 2008, New York (qui qualche accenno a questo viaggio). Ero nella Grande Mela, dunque, anzi nella poco glamorous Staten Island, per ricerche letterarie (su Meucci e Garibaldi, che poi non hanno trovato posto nel romanzo in questione). Al termine del periodo di lavoro, monacale e anche un po' triste, una cara amica americana mi convinse a trasferirmi a Manhattan per una settimana scarsa, perlomeno, di meritato svago. Avventure che qui non riferisco mi portarono ad alloggiare nel quartiere Tribeca, il glamour del glamour, in un super-palazzo di super-appartamenti affacciati sull'Hudson River. Nel super-palazzo a fianco, mi si diceva, abitava Meryl Streep... e un bel pomeriggio, rientrando a casa, mi ritrovai in ascensore faccia a faccia con James Gandolfini.

Voglio dire, io e lui e nessun altro. Vari episodi dei Soprano (serie tv di culto, anni fa, presso gli sceneggiatori italiani frustrati e amareggiati dal duopolio televisivo, che impediva e continua a impedire nella fiction la realizzazione di ogni cosa che non sia ripetizione stanca e piatta del già visto) mi son passati davanti agli occhi della mente in un paio di secondi. Anzi, no. Perché io, Galdolfini, non l'ho mica riconosciuto subito. Le rotelle del mio povero cervello, abituate in quei giorni a tutt'altri stimoli e visioni, hanno macinato la vaga percezione di una faccia e una corporatura in qualche modo note, ma associate a qualcosa di assai lontano, di assai fuori contesto. Poiché, credetemi, tra il sentir parlare dei Soprano in una pausa di un brain-storming e vederne un mezzo episodio sullo schermo, e il ritrovarsi poi con il protagonista in ascensore a Tribeca, c'è una distanza abissale.

Quindi, ovviamente, non ho detto una parola. L'ho guardato (lui non mi guardava) per poi abbassare gli occhi sulla punta delle scarpe (mie) pensando: ma dove l'ho già vista questa bella, franca faccia? Questi occhi vivi, questa bocca tagliente, questo naso prominente e spiritoso? Boh, vabbè, tanto tra un po' vado a cena da Ninja New York. E quando lui è uscito dall'ascensore, con un educato mezzo cenno di saluto, e io sono rimasta in solitudine a terminare la salita, mi sono detta: porca miseria, ma era quello dei Soprano!!!

Gli sia lieve la terra. Un eccellente attore, venuto purtroppo a mancare nel Paese dei suoi avi, a pochi chilometri dal luogo nel quale mi ritrovo a scriverne. E per chi volesse vederne o rivederne le più famose interpretazioni, molto si vede in televisione (anche se non sempre con la sua vera voce), e qualcosa si trova persino sulla rete. Poiché l'attore, l'eccellente attore, nell'epoca dell'arte tecnicamente riprodotta, per sua e nostra fortuna, non muore mai veramente. Exit, ma resta.

1 commento:

  1. Che bel ricordo, cara Rita. E' un piacere leggerti, sempre. E qui con la sapiente regalità della tua scrittura, che galleggia su toni lievi e al tempo stesso immanenti, sei riuscita per qualche istante a riportare in vita James Gandolfini. Attore sensibile e poliedrico, di rango.
    Grazie per il tuo ricordo. Che riposi in pace.
    A.

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