Il ricatto sessuale non è poi tanto male

Ricevo questa lettera da un'amica sceneggiatrice, che preferisce firmarsi con uno pseudonimo. Sull'argomento potete dare un'occhiata anche al post Vallettopoli, 10 anni dopo (il Merolone).

Vorrei spezzare una lancia a favore del ricatto sessuale.

Al di là dell’apparente provocatorietà dell’incipit, resta il fatto che messa nel classico formato "o me la dai, o scendi" la trattativa ha il pregio della chiarezza. Essa mette il ricattato/a davanti ad una forchetta etica adamantina, senza scappatoie. E presenta il vantaggio, laddove comprovata, di essere penalmente rilevante.

Il problema di tutta questa nebulosa di squallore è che siamo in presenza di una terra di nessuno; il dot ut des si mescola alla seduzione, alle blandizie. Forse la stessa malcapitata non sa se allorquando cede dopo una serata di corteggiamento, lo fa perché spera di lavorare o semplicemente perché sopraffatta dal fascino dell’uomo di potere. Probabilmente tutt'e due.

In ogni caso gli elementi costituvi dell’illecito sono così sfumati da renderlo, di fatto, inesistente.

Forse più che sul ricatto, bisognerebbe interrogarsi sulla ricattabilità. A me, come a molti altri nello showbiz, è capitato di scendere a patti e di svendere, pur di lavorare, qualcosa di molto più prezioso (almeno a mio avviso) di una generica disponibilità sessuale: l’onestà intellettuale, la passione, la fiducia, il proprio bagaglio di esperienza. Tutta roba che è meglio accantonare, se non vuoi che chi ti sta sopra si senta “a disagio”.

E per quanto tu ti sia genuflesso/a sfoderando il più conciliante dei tuoi sorrisi, chi si sente “a disagio” con te, prima o poi ti fa fuori.

Per quello che mi riguarda, avrei preferito un’onesta mano sul culo.

Willie Loman

Foto: Lil Erna. La persona ritratta è estranea ai fatti in questione.

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