Karl Marx è tornato e si aggira per Roma (o per i suoi teatri)

Vorrei consigliare a coloro che abitano a Roma, o che ci si trovano di passaggio, di andare a vedere lo spettacolo che ho visto l'altra sera. E mi piacerebbe che coloro che si occupano di “circuitazione” teatrale si adoperassero per farlo “circuitare”. E mi piacerebbe anche che lo spettacolo in questione fosse visto dai cattolici, dai moderati, dalle persone che si qualificano di destra; che non restasse circoscritto ai cenacoli marxisti, perché parla di Karl Marx.

Tutto questo non c’entra molto con Wolfgang Amadeus Mozart (anche se il Maestro è ampiamente nominato nel testo teatrale), né con la musica. Ma c’entra con diverse cose ugualmente importanti. Con il tentativo appassionato di scrollare i miti dalle interpretazioni strumentali. Con il tentativo faticoso di vedere una realtà differente da quella che ci viene abilmente raccontata spacciandola per "verità". Con la possibilità, magari, di immaginare un ordine ancora diverso per la vita sociale, che non sia né una magnifica utopia (?) del passato, né la meno magnifica realtà odierna.

Nel momento che stiamo attraversando, credo sia particolarmente importante cercare una strada per i propri pensieri. E per piacere, ogni tanto, spegniamo tutti la televisione.

Marx a Roma
Da Marx in Soho di Howard Zinn, traduzione e adattamento di Andrea Grignolio.
Con Graziano Piazza e Francesca Fava. Regia di Giancarlo Nanni.
Fino al 24 febbraio al Teatro Vascello di Roma, via Carini 78, tel. 06 5881021.
Costo del biglietto: € 15,00 compresa la consumazione.

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